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Dic 20 2014

L’arte dello zio Carlo

IMG_0390 Ora perduto nei suoi ricordi, la rada voce, qualche improvvisa agnizione, mio zio Carlo ha sempre dipinto, e talvolta accade ancora. Ecco, il paesaggio in collina qui accanto mi piace parecchio, per la semplicità dello sguardo, per via delle sfumature di verde che si inseguono fino ai toni più scuri, quel cielo magari sporco che rivela la grana del cartoncino sottostante. Sì, niente tela a reggere la scena, semplice pennello e cartone, un intersecarsi di piani e prospettive, quelle case in alto a governare l’occhio che spazia. Viene in mente il Tosi, grande paesaggista lombardo, cantore di semplici luoghi e appartate visioni. Rispetto all’artista di Busto Arsizio, mio zio preferisce la montagna, o meglio quelle zone dove ti tocca la fatica di guadagnar la cima. Qui la gente si fa rada, il saluto obbligato: e il pennello restituisce l’incanto, direi la necessaria sospensione. Un dipinto di getto, magari uno studio, che rasenta la perfezione non cercata e nemmeno prevista, forse sognata, quella che la vita solo di rado ti regala. In alto sulla destra due tre archi, forse l’ingresso di un cimitero, che regala alla tela la sua dolce e umanissima pace.
 

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2 comments

  1. Margherita

    Tutto era, e rimane nei mille segni di Carlo lasciati ovunque, in quella magica sospensione del colore.

    1. claudio calzana

      E’ proprio così, Margherita: magica sospensione del colore. E magica sospensione del cuore.

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