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Dic 12 2011

Ida e il cioccolato


Che dire, carissimo Claudio? Un bocconcino veramente prelibato! Questa sì che è una pagina da leggere avidamente perché, come del resto ogni scritto che profumi di ‘giallo’, non consente soste e deroghe: bisogna arrivare alla fine, costi quel che costi. E L’abilità calzanesca di tracciare con un’abilissima e rapida pennellata ogni personaggio è balzata alla grande anche in questo racconto.
Lo straordinario protagonista è l’inquietante silenzio della bambina, che non si spezza neppure nell’agitato volteggiare di parole, inchieste, ipotesi, telefonate, nervosismi. Le due figure femminili sono veramente geniali: la bambina, che tacendo quietamente inchioda gli adulti al suo mistero e al loro senso del dovere, e la proprietaria del negozio che saggiamente mette in gioco la sua comprovata conoscenza dell’animo infantile.
Ma grandiosi sono anche i maschietti implicati nella vicenda, con tutte le loro apprensioni: il commesso per la salvaguardia dei volumi esposti al rischio di subire oltraggio dai cioccolatini, e le forze dell’ordine per quell’inghippo inopportuno, capitato proprio alla vigilia di Natale quando i programmi contemplavano ben altra serata.
Splendida la frecciata al “cervello privo di visiera” e la sapiente osservazione sul fatto che “il cielo dei bambini è più basso, a portata di mano”. Qui si sente il respiro di una persona che con i bambini ha avuto a che fare e che si è messa in gioco nel vederli crescere; solo per questa esperienza diretta può affermare che “sono loro che si avvicinano, e quando ne hanno voglia, proprio come i gatti”.
Piacevolissimo, leggero e turbinoso insieme, coinvolgente, pieno di intelligente ironia. Per qualche minuto, un vero godimento dell’anima e della mente. Grazie di cuore per questi sprazzi di sorriso (nel mio caso sono sempre sonore risate, che sentono certamente fino al terzo piano) in tempi che di sorrisi non ne concedono molti….
Mi resta solo un dubbio. All’ispettore, il cioccolato piace sì o no? Alla fine della prima puntata dichiara decisamente di detestarlo, anzi di essere molto seccato di far parte di una minoranza, anche se è solo quella a cui il cioccolato non piace. Ma successivamente ricorda con nostalgia il pane e cioccolato gustato da bambino: “Sentiva ancora intatto il sapore sulla lingua. Squisito”. E alla fine viene indubbiamente confermata questa sua debolezza nel rapporto che dichiara che del cioccolato c’erano evidenti tracce, “in particolare attorno alla bocca dell’ispettore Pasciullo”.
Ho letto e riletto il racconto (sempre, peraltro, con rinnovato divertimento), ma non ho trovato la soluzione. Spero di sopravvivere all’atroce dubbio…
La ringrazio ancora e La saluto con infinita cordialità, Ida

Ida, mia storica e fedelissima lettrice, non manca mai di farmi avere i suoi preziosi commenti, invero generosi. E così è stato per la manciata di cioccolatini, che lei analizza con la consueta finezza. Tanto da mettere a fuoco una contraddizione piuttosto evidente nel testo: ma all’ispettore i cioccolatini piacciono o no? E’ vero, Ida, che dal racconto emerge una differenza tra il poliziotto adulto e quello bambino: il primo pare schifare il cioccolato, l’altro no, anzi. Naturalmente è una contraddizione voluta, diciamo pure cercata: mi sono figurato io stesso bambino, che il cioccolato lo mangiavo comunque, pur senza andarne matto; e poi vuol mettere l’idea di uno che non mangia il cioccolato, anzi lo rifiuta proprio, e che d’improvviso si redime, e lo gusta parecchio? Ero convinto che alla giuria ‘sta idea sarebbe piaciuta parecchio. E infatti mi hanno ricoperto di cioccolato…[ccalz]

 

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3 comments

  1. Mariangela

    Io sono la solita femmina impulsiva, come dicevano le sante monache che hanno invano tentato di insegnarmi un comportamento decoroso, consono alle fanciulle degli anni Cinquanta. E già, perché io i racconti “me li bevo”. E pure i libri. Dunque, non colgo quasi mai – a meno che non sia il mio scopo leggendoli, ma in questo caso siamo nel campo dello studio, non dello svago – i particolari e gli stratagemmi eventualmente utilizzati dall’autore per intortare i lettori. Colgo l’atmosfera, i sentimenti che, silenziosamente, trasudano dalle pagine. Rabbia, passione, malinconia, rimpianto, stupore, felicità, gioia o dolore, tenerezza e via dicendo.

    E dunque, ripeto ciò che ho già scritto del racconto del CCalz: “Dolcissimo…” Ovviamente, non riferito al cioccolato che, pure, deve aver svolto la sua parte, ora che ci penso.

  2. Beps

    Un’analisi davvero CALZANte.. non c’è che dire. Con assoluta improprietà e quattro o cinque gradini sotto Ida, aggiungo una piccolissima considerazione: il profautore accenna i personaggi, non ci scava dentro troppo a fondo il che, oltre a piacermi molto come “soluzione narrativa”, rende gli stessi più reali del reale…
    Bep(?)

  3. anonimo

    il cioccolato gli piace all’ispettore, eccome…

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