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Ott 27 2010

Platone, i sofisti e la tele

Riprendo il post di ieri, magari con un tono meno serioso, che non guasta mai. Ecco la domanda inevasa: perché mai Platone non sopportava i sofisti? Al tempo del grande filosofo greco c’era chi possedeva la parola e chi no. Chi pagava per averla in dono e chi doveva contentarsi di stare ad ascoltare. Chi possedeva la parola si candidava a comandare, gli altri se ne stavano buoni buoni con la bocca aperta. Ora, va detto che nemmeno per l’austero Platone tutti i sofisti venivano per nuocere. Ce n’erano anzi di colti e vivaci, certi simpaticoni che stavi a sentirli per ore e manco ti accorgevi che veniva buio. Certo tra loro si annidavano anche i giocolieri del verbo, i prestigiatori del sostantivo, i funamboli dell’aggettivo. Questi qui Platone proprio non riusciva a digerirli. Dagli e ridagli, pensa e ripensa, al filosofo si accese la lampadina: i sofisti non sono malvagi per quello che dicono e nemmeno per i loro trucchetti da circo: i sofisti sono malvagi perché hanno bisogno che il loro pubblico resti ignorante. Se i sofisti esercitassero con scrupolo, prima o poi gli spettatori si farebbero colti e gentili, tanto da non avere più bisogno di loro. E a quel punto di che camperebbero i tapini?
Alla fin fine il tema non è poi così lontano da quello della televisione da cui abbiamo preso le mosse ieri: c’è una televisione che proprio non può fare a meno di un pubblico ignorante, anzi è maestra nel coltivarselo per bene. E ce n’è una che il suo pubblico già bello intelligente se lo titilla con cura. Mi pare però semplicistica la posizione di coloro che dicono “La Tv vi fa schifo? Ma spegnetela, che ci vuole!” Eh no, sembra facile! Per spegnere la Tv servono signore alternative: poter andare a teatro, farsi un percorso sul green, aprire un libro, guidare un Suv, coltivare bonsai. Per spegnerla ci vuole la consapevolezza di poterlo fare. Per accenderla basta il telecomando.
 

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4 comments

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  1. Claudio Calzana

    E' un circolo vizioso, Paolo, difficile renderlo virtuoso. Servirebbe un colpo d'ala, ma di questi tempi non la vedo facile.

  2. Paolo

    E poi non è così scontato che siano i media ad influenzare il pubblico, almeno non più di quanto il pubblico stesso non influenzi i media, esprimendo il proprio gusto attraverso questi. E' un movimento circolare, come il cane che si morde la coda, o meglio, per restare in argomento di sofisti, come l'uovo e la gallina. Un paradosso.

  3. Claudio Calzana

    Dopo di che, Luana, si pone un serio problema: chi e come educa, e per farci che cosa. Mi sa che ogni mezzo, giornali, tv, radio, ha il pubblico che si è coltivato, ovvero che si merita. Forse è persino vero che ciascuno di noi, quando accende la tv, ha modi attese e reazioni diverse di quando apre un libro o sfoglia un giornale.

  4. Luana

    Come oggi analizzava A. Grasso sul Corriere della Sera:"Ho il sospetto che il pubblico vada rieducato."….

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