Lettera per Lux

Pepi Merisio, Il gioco

Pepi Merisio, Il gioco


Si usa ancora inviare lettere degne del nome. Magari via mail, d’altronde il secolo pretende il suo dazio. Ma pur sempre lettere per pensiero, struttura e direi persino devozione. Così ha fatto Corrado, che ringrazio infinitamente per quel che mi ha scritto di Lux. Buona lettura.

Caro Claudio,
Lux mi ha fatto capire una volta di più quanto l’ironia sia una cosa seria. Anzi serissima. Soprattutto in letteratura. Sembra un paradosso, ma è così. Questo tuo libro si tiene sull’equilibrio fragilissimo della levità (rectius dello humor…vedi che alla fine in italiano non c’è una parola che meglio definisca questo sentimento), senza mai scivolare né nel comico né nel sarcastico. Far ridere senza essere comico, insomma, questa è stata la vera sfida. Vinta. Soprattutto grazie alla maestria con cui hai governato la scrittura, attraverso una lingua asciutta e sorvegliatissima, dove sei riuscito a far risuonare tutto il carattere della “bergamaschinità”. Sì, perché è proprio il carattere dei bergamaschi il vero protagonista di questo libro. Che tuttavia non è un trattato di sociologia o antropologia, ma è un romanzo e lo è fino in fondo. E per questo l’ho apprezzato ancora di più. A cominciare dal fatto che i personaggi sono tutti inventati o re-inventati dentro la tua fantasia di scrittore. E infatti non c’è nessuna pretesa di “verità” e di “realismo” dentro queste tue pagine, che proprio per questo diventano assolutamente veritiere e riescono a raccontarci la storia della nostra città molto più di decine di saggi e forse di articoli di giornale, che hanno invece la pretesa di spiegarci il “presente presente”, come lo definirei.
Interi discorsi sull’identità culturale e provinciale di Bergamo sono meno efficaci dei profili di questi quattro amici scapestrati, a cominciare dal Curnis (che conquista subito la mente e il cuore del lettore) che le incarna in un’esperienza vissuta e soprattutto viva.
Questo tuo affresco di Bergamo diventa anche lo specchio dove si riflette tutta la grande provincia italiana e la sua gente. Un popolo senza uguali: infantile, opportunista, simpatico, adattabile, ingegnoso, vigliacco, furbo, egoista, generoso, narcisista.
Lux mi ha ricordato – seppure con stili diversi – alcuni lavori di un grande scrittore italiano contemporaneo: Sebastiano Vassalli, che ho avuto il piacere di conoscere (e di intervistare più volte per “L’Eco di Bergamo”). L’intero lavoro di questo autore è stato quello di ricostruire attraverso i personaggi dei suoi romanzi il carattere nazionale italiano.
Un po’ quello che ho avvertito in Lux, dove in un gioco infinito di echi sotterranei (sei abilissimo nel tenere insieme i fili della storia), i ritratti dei protagonisti si fanno specchio in cui specchiare noi stessi. E magari ridere un po’ dei nostri limiti.
Con tutta l’amicizia.
Corrado
 

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