Lo sbuffo

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Ora io con ’sta storia di essere pioniere della carta di credito non avevo messo in conto una cosa: lo sbuffo. Cioè quel venticello lì dietro le orecchie quando, all’atto di pagare qualcosa, tiri fuori la carta di credito e la gente si secca per via del tempo in più. Mi è capitato ieri in farmacia, per dire, ambiente nel quale la carta gira spesso, tra l’altro. Eppure la signora alle mie spalle ha alitato tutto il suo disappunto, neanche il dubbio per dire. Allora mi son messo a far due conti: se la linea prende subito e bene – ovvero non certo in periodo saldi, quando il Pos è talmente stremato che ci vuole una seduta spiritica per la connessione – ecco, con linea bella sgombra il Pos ti porta via a esagerare un minuto e qualcosa, firma inclusa. Invertiamo la prospettiva: conto € 7,45, per dire, porgo 10 €, la farmacista cerca il resto, che poi sarebbero € 2,55, te li sgancia nell’apposito vano del portaresto davanti al naso, che servirebbe appunto per gli spicci ma lì dentro ci arrivano giusto le dita dei bambini, che uno di fattezze normali gli si incastrano come niente; allora, sia pur con fatica recuperi il monetame, te lo infili in tasca, che i portafogli di oggi ci manca anche che abbiano il vano moneta. Totale diciamo un minutino buono, cosicché il delta viaggia sul filo dei secondi. Se poi capita che l’acquirente è donna, va tenuto presente il tempo aggiuntivo di aprire il comparto spicci del pingue borsellino per poi riporlo coi dovuti modi nell’angolo di borsa preposto alla consegna; dai, in questo caso i tempi si equivalgono, o quasi. Insomma gentili signori alle mie spalle mentre pago con la carta: non sbuffate, tenete a bada il sospiro. State lì quieti che 20 secondi sono duecento metri piani, ma ad averci le gambe; e il fiato, appunto.
 

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