Secondo Paolo

hqdefault
Trascrivo a seguire il parere di un ex alunno a proposito de “Gli anni e i giorni”, il film in edicola con L’Eco di Bergamo. Complimenti a parte, il rovello maior di Paolo è che nel film non sia stato dato spazio a quei ragazzi che a scuola, in quella scuola, hanno sofferto eccome per il clima, certi insegnanti, le richieste magari eccessive. Ragazzi che poi la vita non ha premiato, o non sempre. In effetti il tema ci ha accompagnati per tutto il tempo: da un lato si voleva portar l’occhio su quel che a scuola funziona, dall’altro non era facile far uscire storie meno fortunate, visto che diversi ex studenti si sono sottratti, altri han preferito ridimensionare certi ricordi. E’ pur vero, a ben guardare, che qua e là nel film il disagio traspare, eccome: il male profondo da interrogazione, il suicidio di un ragazzo. Sono storie purtroppo attuali nella scuola italiana. Peraltro sono convinto che senza sudore non si vada da nessuna parte; senza eccessi e manie, ovvio, da parte di quegli insegnanti che vivono giusto il privilegio del ruolo. Insomma, grazie Paolo. [ccalz]

Ok, appunti in ordine (non troppo) sparso post visione del film….
1- Città Alta è sempre bellissima
2 – cacchio come sono vecchio….
3 – tanta, tanta malinconia (ingiustificata, per lungo tempo ho odiato il Sarpi con tutto me stesso…)
4 – da ignorante in fatto di cinema, devo dire che il film mi sembra molto ben fatto sia come riprese che come colonna sonora
5 – Giada Garofalo: you are the really fucking alternative! I love you soooooooo much!!!!
6 – finalmente ho trovato una cosa su cui essere d’accordo con un certo ex-alunno: era proprio un asino!
7 – un unico appunto, anche se importante: avrei gradito che ci fosse spazio anche per persone (e sono tante) che quella scuola l’hanno soprattutto sofferta, che hanno davvero passato degli anni di guano, che per la pressione che c’era non se la sono goduta per niente. O comunque spazio anche per quelli che hanno finito per fare percorsi più lineari, banali se preferite: mica tutti hanno fatto masters o hanno posizioni di prestigio all’estero… anche solo per sfatare la mitica frase “ricordatevi che voi sarete la classe dirigente del futuro”!
Comunque grazie esimio professore di storia e filosofia, mi hai regalato una piacevole serata di ricordi.
 

Permalink link a questo articolo: https://www.claudiocalzana.it/2013/09/secondo-paolo/

6 commenti

Vai al modulo dei commenti

    • Sarpino 77 il 2 Ottobre 2013 alle 09:10
    • Rispondi

    A me il film è piaciuto molto, a miei tempi era un po’ diverso però mi sono ritrovato in parecchie scene, non sapevo che ci fosse un posto dove tengono tutti i documenti, inquietante! E comunque è bello se della scuola si parla con accento positivo, non è che per forza deve tutto funzionare male. Bravi!

    • Invisibile il 1 Ottobre 2013 alle 13:27
    • Rispondi

    Gli anni e i giorni.
    Ho visto il film sperando di poter vedere un volto inedito del Sarpi, attraverso gli occhi che solo chi ha fatto il Sarpi può avere.
    E invece non è emerso niente di più di quello che già non si sappia sul “Tempio del Sapere”.
    Luoghi comuni.
    Perché il Sarpi, così come è stato dipinto dal film, è un Luogo Comune.
    L’unica passione che è emersa è quella per la Cultura, per la Letteratura, per ciò che è morto da millenni. Si, il Sarpi è il Luogo dei Morti.
    Spicca all’alba dei morti viventi e non tramonta mai.

    Un volto originale e alternativo avrebbe dato voce e spazio agli invisibili.
    Non è quello che dovrebbe fare l’arte, rendere visibile ciò che non lo è?
    Invece questo film è una celebrazione del trito e ritrito.

    Perché non si è parlato dell’omertà degli insegnanti rispetto ai numerosi disagi dei ragazzi?
    Perché non si è parlato della mancanza di umanità di quelle aule?
    Perché non si è parlato dei morti suicidi?
    Perché non si è parlato delle ragazzate che solo degli adolescenti in crisi ormonale fanno?
    Perché non si è parlato dell’amore o dell’odio per qualcosa che non sia morta letteratura?
    Perché non si è parlato di quelli che la vita e l’amore sono fuori dal Sarpi?
    Perché si sono scelte quelle prevedibili voci?

    “La mia vita non è molto distante da come me la immaginavo qui ormai anni fa”.
    Il Sarpi è il luogo che raccoglie i nati vecchi, che quando sono venuti al mondo già sapevano come sarebbero morti.
    Che tristezza.
    Ma il Sarpi non è solo quello.
    E dei disoccupati non ne annoveriamo?
    Quelli che non sapevano cosa avrebbero fatto da grandi e magari non lo sanno nemmeno ora perché la sicurezza di un lavoro non c’è?
    Si rovinerebbe la reputazione della fabbrica dei futuri dirigenti?

    Quanta banalità.
    Questo film mi ricorda l’intervento di Beppe Severgnini, al secondo giorno della quarta ginnasio. Probabilmente l’avevano chiamato per iniziare ad infondere ai quartini quel senso di orgoglio, fierezza e appartenenza che non puoi avere a tredici anni.
    Avevano prenotato l’auditorium per tale evento. Dopo un lungo elogio delle qualità di questa scuola ecco spuntare la Lista. La lista degli insigni ed emeriti rappresentanti della città e dell’italianità nel mondo figli del Sarpi.

    E neanche un mese prima un morto suicida nel bagno della scuola.
    Ma di quello chissenefrega. Avrebbe mai potuto una notizia del genere sconvolgere chi si apprestava ad iniziare quella scuola? Avrebbero mai potuto prenotare un auditorium per parlare del disagio che spesso può accompagnare a braccetto la crescita, soprattutto in una scuola così?
    A fianco dell’avvocato, del medico, dell’esperto di sti cazzi marketing, c’è anche il suicida.
    Avrebbero mai potuto svelare il Tabù della Morte che avvolge il cuore di quella scuola?

    Il Sarpi è pieno di Tabù.
    E i primi omertosi sono coloro che lo vivono e lo hanno vissuto

    1. Dear invisibile,
      mi sono permesso di spostare il tuo commento in una posizione più visibile e acconcia, cioè dove il film si discute. Mi vengono due considerazioni al volo: uno, evidentemente Gli anni e i giorni non ti ha lasciato indifferente, e queswto era in effetti uno dei nostri intenti primari. Due, le varie domande che poni con anaforico slancio (Perché non…?) andrebbero magari girate a quei ragazzi che hanno partecipato al progetto. Vedi, in questo caso i protagonisti sono loro, nel bene e nel male, non abbiamo certo scritto una sceneggiatura, ci mancherebbe altro: no, abbiamo ascoltato e proposto, senza particolari tagli o omissioni (vedi il tema suicidio, che in effetti nel film compare). Infine: sicccome quel che scrivi è evidentemente frutto di un disagio non ancora sopito, ti dico semplicemente che io sono qui, proonto a fare due chiacchiere, se lo desideri. Quando vuoi, se vorrai, sono disponibile e visibile.

      1. Mi intrufolo nel blog di Claudio sia per ringraziare chi ha speso qualche minuto per commentare il film – bene o male che sia – sia per “lasciare il mio commento” alle chiacchierate già intraprese.
        Credo che sia sempre difficile replicare a commenti positivi, ed evitare la “piaggeria” reciproca, e allo stesso modo a commenti negativi, sapendo che ogni visione è “soggettiva”, e quindi ammette poche repliche.
        Dico solo la mia: non abbiamo “tagliato” o “censurato” interviste, situazioni, commenti o dichiarazioni nel film. Semplicemente abbiamo preso una posizione, quella di far parlare gli studenti. E gli studenti (o i ragazzi in genere) a 18 anni – o poco meno – sono invisibili. Portare una macchina da presa nella loro vita e nella loro scuola voleva essere un modo per rendere visibile ciò che non lo è. Perché la scuola è un mondo e i ragazzi una tribù: ci hanno fatto entrare, ma col rispetto delle loro regole, dei loro silenzi, dei loro “non detti”. E questo, come si vede nel film, vale anche per gli ex-studenti. Non tutti hanno raccontato tutto, e nemmeno a macchina da presa spenta. Ma, onestamente, era questo che ci interessava? Che ci raccontassero tutto?
        A 17-18 anni si parla di amore, odio, vita, morte, ma secondo questo ragionamento anche di patente e voto.
        Noi abbiamo voluto che parlassero di scuola, di esperienza scolastica, di professori, di compagni, e lasciare libera ogni risposta, forzata in nessun modo.
        In conclusione: non è un film SUL Sarpi, ma ambientato NEL Sarpi.
        “Il Sarpi è pieno di Tabù”. Sarebbe bello iniziare a sfatare questo.

        • Invisibile il 1 Ottobre 2013 alle 15:55

        Le mie domande non sono rivolte ai ragazzi, ma a chi ha fatto il film delineando una precisa immagine della scuola.
        Dietro ad ogni ricerca c’é un osservatore che decide dove cercare e soprattutto cosa..
        Più che disagio non sopito direi polemica.
        Grazie per lo spazio offerto ma come dice Beppe nel suo post, nella vita c’é ben altro e.. neanche così in fondo.

    • Beppanniegiorni il 23 Settembre 2013 alle 09:06
    • Rispondi

    Premetto di aver transitato al Sarpi senza infamia e senza lode, senza picchi o depressioni, illusioni o disillusioni… insomma: credo di poter dire di essere stato uno studente MEDIO…
    Dal mio comodo limbo ho visto compagni e amici subire, cadere, alzarsi, subire, resistere, esaltarsi, risorgere, insistere, mollare, salutare, tornare…
    Compagni e amici con futuri brillanti, illustri, modesti, sognati, travolti, stravolti, ribaltati…
    Ho visto molti “figli di” infarcire sezioni di professori compiacenti e orgogliosi…
    Ho visto professori orgogliosi di non conoscere i padri dei “figli di”
    Mi sono un pochetto ritrovato nel CAMERA EYE (gran canzone dei Rush, per altro) e ho rivisto nei sarpini alcuni dei sarpini dei miei tempi…
    L’immutabile Sarpi e gli immutabili Sarpini… mentre fuori TUTTO muta…
    Tornarci oggi sarebbe interessante e curioso: lo stesso SARPI e un Beppe diverso… sempre nel mio comdo limbo, ovvio… che in fondo, nella vita, c’è ben altro…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.