Internet, privazioni e didattica d’assalto

Leggevo ieri sull’inserto culturale del Corriere che Beppe Severgnini ha fatto un esperimento di privazione: è rimasto senza Internet per una settimana, con tutte le conseguenze del caso. Anch’io periodicamente faccio esperimenti del genere, senza cellulare, senza computer per un po’ di tempo e così via. In effetti la dipendenza è alta e diffusa, ma la questione magari è un’altra. Per via della mia età, se nel periodo di privazione dovessi cercare un’informazione io saprei dove trovarla. Senza tirarmela, ma diciamo che me la cavo bene. Enciclopedie, manuali, biblioteche persino: che ci vuole? Ma coloro che hanno meno di vent’anni? Saprebbero dove cercare? Che libri aprire? Oppure se ne resterebbero mesti e mogi in attesa che si ripristini la linea? Quando a casa mia la connessione è saltata per tre giorni di fila il clima tra i figli non era proprio facile. Una parte non da poco dell’identità dei giovani, perlomeno quella sociale e decisamente anche quella informativa passa dalla rete, anzi è in rete. Mi viene in mente un parallelo, ditemi voi: un tempo per accendere la tv e cambiare canale ci si doveva alzare dalla poltrona. Poi è arrivato il telecomando e con lui lo zapping. Ecco, la rete funziona più o meno allo stesso modo: non mi devo più alzare, o ingegnare, per trovare una informazione. La trovo qui, qui dentro. I libri stanno a un metro, ma è più comodo così. Compreso l’effetto serendipity, comprese le distrazioni, comprese le mille vetrine e magie che fanno perdere di vista lo scopo primario della ricerca. Mi sa che chi è nato “dentro” la rete difficlmente sa indovinare un mondo fuori dalla rete, o senza rete. E comunque mi viene in mente un esperimento per i ragazzi, roba che la scuola dovrebbe proporre con regolarità: trovami questo o quello senza ricorrere a Internet. Oppure: leggi per bene questo articolo di wikipedia e trovami almeno un paio di errori, tanto si sa che ci sono. Questa sì che sarebbe didattica d’assalto.
 

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6 commenti

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  1. Evvai grandissima Mariangela!

    • mariangela il 22 Febbraio 2012 alle 16:26
    • Rispondi

    Io sono quella che la calcolatrice è a manovella che bello è arrivata quella elettrica; la carta carbone comincia a far le copie pallide la prossima pagina la cambio; il pennello dello sbianchetto ha gocciolato, accidenti; la matrice del ciclostile è andata tocca a riscrivere la pagina e la cera puzza; la leccata alla colla del francobollo che schifo; il nastro della macchina da scrivere che l’inchiostro dal dito col cavolo che va via; gli etciù tra gli scaffali della biblioteca dov’è il fazzoletto e guarda la polvere sui polpastrelli; il taglia e incolla con forbici e cocoina e le dita ce l’ho impiastricciate; la spunta delle cifre che ne manca sempre una chissà qual è; il dove l’ho visto scritto mannaggia a me che non prendo bene gli appunti; le schede meccanografiche per il computer che se sbaglio un buco butto una settimana di lavoro…

    Dipendenza? Chissenefrega!

  2. Bepz, ti prego, resta con noi!

      • Bepz il 20 Febbraio 2012 alle 18:29
      • Rispondi

      … scende la sera …

        • mariangela il 23 Febbraio 2012 alle 16:18

        Bepz, non ci fare stare proccupati… ché la vita già ci bastona ogni volta che leggiamo le bollette o il saldo del conto in banca…

    • Bepz il 20 Febbraio 2012 alle 15:31
    • Rispondi

    Beh… l’esperimento è interessante, non c’è dubbio. In quanto esperimento, tuttavia, ha un fine (almeno credo) e unA fine… Insomma: la privazione sì, però “a tempo determinato”… ma così non si aumenta la dipendenza???
    E se ci allontanassimo poco per volta? Una privazione che cresce quotidianamente, verso l’abbandono o, quantomeno, un uso meno “dipendente” del mezo tecnologico…
    E’ possibile?
    Beh, io ci provo… ma dove scvriverò i risultati, se abbandonerò questo blog?
    Mi serve un caffé… alla macchinetta, ovvio!
    Ciao

  1. […] ha parlato anche Claudio Calzana nel suo blog, dove afferma: “Mi sa che chi è nato ‘dentro’ la rete difficilmente sa indovinare un […]

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