Fucili nell’armadio

La notizia non è recentissima, ma certamente degna di nota: gli Svizzeri hanno deciso di tenersi in casa le armi da fuoco, mi riferisco ai fucili d’assalto dell’esercito. I pacifisti elvetici erano probabilmente certi di ottenere la maggioranza, le armi in casa sono un pericolo per sé e per gli altri. E invece gli Svizzeri hanno detto di no, in alcuni cantoni con maggioranze bulgare che sfiorano il 70%. Ora, non voglio trovare una giustificazione a questo voto, le armi casa sono un problema, non una soluzione. Ma a pensarci bene, la Svizzera è una terra particolare, per cui ci sono delle attenuanti a questo voto. Ad esempio: la Svizzera, insieme di cantoni, lingue e religioni, deve pur avere qualcosa che la tiene insieme, che fa da collante per capirci. Infatti dici Svizzera e ti vengono in mente cioccolato, formaggio coi buchi e coltellino multiuso, per rimanere in tema bellico. In effetti come elementi identitari non sono poi ‘sto granché. In fondo la Svizzera ha nel tempo esportato soldati (le famose guardie del papa) e importato soldi: durante la rivoluzione francese i nobili nascosero fior di forzieri nelle grotte della Svizzera, e da lì cominciò l’auge dei nostri vicini. Sì, ma le armi? Gli Svizzeri son mica pacifisti da chissà quando? Che c’entra l’esercito? Per rispondere rubo uno spunto da un aureo libretto di Max Frisch (Una Svizzera senza esercito? Una chiacchierata rituale). Al nipote pacifista che lo stressa perché si schieri per la pace i diritti e altre amenità, l’autore -ovvero il suo alter ego di carta- gli spiattella come qualmente l’esercito significhi identità per quel crogiolo di genti. Togli l’esercito e cancelli la Svizzera, la sua identità di nazione. Senza nemici – e senza la relativa paura – che fine fanno coesione sociale e ordine costituito? Ed ecco in breve il sillogismo che questo referendum avvera: Senza fucili niente soldati – Senza soldati niente esercito – Senza esercito niente Svizzera. Insomma: lasciamo ai vicini di casa i loro bravi fucili, sennò va a finire che non sanno più chi caspita sono.

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4 commenti

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    • Claudio Calzana il 18 Febbraio 2011 alle 18:41
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    Dear ABC, come hai ragione! Della Svizzera di un tempo si è perso lo stampo e adesso si procede a vista.

    • Anonymous il 18 Febbraio 2011 alle 15:53
    • Rispondi

    Mi spiace un po' per la mia mamma e, estendo, per le mamme nate negli anni 40, che han vissuto il mito dei fratelli più grandi emigrati in Svizzera per lavorare, quelle che "in Svizzera per terra non c'è nemmeno una carta"… insomma nemmeno la Svizzera è più la SVISERA di una volta…
    ABC

    • Claudio Calzana il 17 Febbraio 2011 alle 14:24
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    Beate voi…

    • Ingrid il 17 Febbraio 2011 alle 14:24
    • Rispondi

    Eh si, i nostri sono ancora uomini veri 😉

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