Quella volta della caldaia

E’ da un po’ di tempo che non tiro fuori dal cilindro qualche aneddoto della scuola che fu. Questo risale ai miei primi anni di insegnamento, avevo sì e no vent’anni e mi era capitato di insegnare educazione tecnica in una scuola media. Nulla c’entrava con quel che studiavo, ma ai tempi capitava di venir chiamati in servizio anche soltanto per tenere a bada adolescenti dagli ormoni facili. Quella mattina, appena entrato in classe, scopro che l’argomento del giorno è “caldaie e riscaldamento domestico”. Allora nulla sapevo sul tema (adesso ancor meno, devo dire). Morale, non sapendo come venire a capo della torma che si aspetta qualcosa di concreto, me ne invento una sui due piedi. Prendo il più grosso della classe e lo faccio sedere sopra la cattedra: “Tu fai la caldaia”, sentenzio. Stupore generale, ma abbozzo di attenzione. “Tu, invece” mi rivolgo a una ragazza, “fai la signora che chiama il tecnico. Per il guasto”, preciso. Sguardi non proprio convinti in giro. Butto un occhio al registro, dove campeggia un unico nove tondo tondo. “E tu”, dico chiamando per l’appunto il secchione in oggetto, “tu fai il tecnico”. A quel punto, via di teatro. Il tecnico viene invitato a uscire dalla classe, alla ragazza tocca fingere di telefonare, mentre il ragazzo-caldaia per consegna non si muove di uno spago. Chiamato a gran voce dalla classe, il tecnico entra bello compreso e si mette ad armeggiare. L’altro protesta per il solletico, allora intervengo io. “Guarda che se non scalda bisognerà prima capire come funziona”. E allora quello ti sciorina il libro che neanche il profe, “La pressione, il metano da qui a là, le circoline (o qualcosa del genere, non pretendete che mi ricordi), le bolle d’aria che bisogna spurgare i caloriferi, i fumi magari c’è un tappo…”. Sembrava il figlio dell’idraulico per come la sapeva. La signora si beveva tutto, e con lei la classe intera. Io con loro, ricordo che quel giorno avevo capito tutto e bene. A fine giro, interrogo la caldaia: “Tutto a posto?”. Pausa della serie se non lo sa lei. Poi lo sventurato articola un pensiero: “Sì, adesso funziona”.
 

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3 commenti

    • Desidò il 25 Febbraio 2010 alle 21:07
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    Forse le caldaie non erano proprio oggetto di studio universitario, ma la bravura nell'inventare/raccontare storie, quella direi che è rimasta! =D Grandissimo!!

    • Mario Medini il 25 Febbraio 2010 alle 11:48
    • Rispondi

    claudiotto sei un mito …..anche perchè io e le caldaie abbiamo una storia intensissima…..

    • Beppe il 25 Febbraio 2010 alle 11:48
    • Rispondi

    Favoloso….

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