Benedetti insegnanti (ed editori)

Per la nostra scolastica saga, Paolo Cova da Monza mi ha regalato questo ricordo, che vi allungo al volo. Si respira aria d’altri tempi, d’altro stile, direi. Grazie Paolo. [ccalz]

Dunque: fine anni Settanta, ultimo o penultimo anno di liceo classico al mitico Zucchi di Monza. Il prof di greco ci ha dato quella che lui chiamava un’”assegnazione”: sì, insomma, una versione di greco da tradurre a casa e correggere poi insieme in classe. La mattina fatidica arriva in aula, con opportuno anticipo, Franco. Negli anni di classico lui si è scoperto una vera propria vocazione scientifica, brilla in matematica e scienze (si laureerà poi in ingegneria) mentre in latino e greco si fa sopraffare, diciamo così, da una certa indolenza: “Ragazzi, chi mi fa copiare la versione?”. Il generoso Giampi gli allunga il quaderno, Franco ci dà dentro come un amanuense. Poi esce sotto i loggiati (sì, il liceo Zucchi, antico seminario, ha i loggiati) in attesa della campanella: chissà, per una sigaretta o per una ragazza, chi se lo ricorda.
Il prof è un vero signore. Non dice mai “Comincia tu a tradurre” ma “Vuoi cominciare tu, Franco? Hai fatto la versione?”. Insomma, un invito al dialogo. Sarà un signore, ma intanto va a pescare tra quelli che sa meno affidabili. Ma Franco sorride e annuisce: Giampi è tra i migliori della classe, la sua versione è sicura…
Così parte calmo e sicuro, sciorina il testo con tanto di aoristi ed eccezioni, accenti e spiriti. Il prof annuisce a occhi chiusi, segue la traduzione come una sinfonia. Finché Franco si blocca.
“Che c’è?” indaga il prof, gli occhi riaperti.
“C’è…” butta là Franco, reticente.
“Cosa?”
“Una parola che non capisco…” pigola. Ma la testa è già in ebollizione: “Porca di quella zozza. Giampi ha una vera zampa di gallina, e questa parola che non capisco mica gliel’ho poi chiesta. Maledetta voglia di fumare!…”. E il buco bianco sulla riga del quaderno gli appare sempre di più il precipizio dove di lì a poco andrà a cadere.
Il prof leva gli occhiali, avvicina il libro al naso, stringe gli occhi. Non vola una mosca, tutti lo guardano. “Hai ragione. C’è un errore di stampa nel testo che rende incomprensibile la frase”.

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1 commento

    • Beppe il 14 Ottobre 2009 alle 21:14
    • Rispondi

    Magnifico…mi vengono in mente alcune mie improbabili re-interpetazioni delle lingue morte. Certe versioni erano davvero tali, cioè erano la versione tutta mia dell'originale, più che una traduzione, direi una cover… complimenti per il bel ricordo!

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