Dante e il paradosso di Zenone

Joseph Beuys, Scala Napoletana, 1985

Da qualche parte, credo nel Paradiso, Dante dice: «Ché saetta previsa vien più lenta», ovvero la freccia, che sai dover arrivare, fa meno male. Forse perché ti prepari, forse perché ti rassegni. Fatto sta che, se il tempo dell’attesa si dilata all’infinito, il tormento magari cresce: sai che il dardo deve colpire, ma ti sfugge il quando, come nel paradosso di Zenone. Eppure il traguardo è lì, a portata d’arco, ma non viene raggiunto, non ora, non ancora.
Così a quanto pare accade con mia madre: la freccia è scoccata da tempo, ma non arriva, è da qualche parte in volo, sai che ti spetta, sai che quell’orizzonte ti riguarda e non ti risparmierà, ma non sai da dove ti colpirà, e nemmeno quando. Mi viene in mente un brano del mio romanzo, quando don Luigi se ne esce dalla casa dell’amico Angelo, defunto:
«Sul cancello del palazzo, proprio sotto lo stemma di famiglia, quelli delle pompe funebri avevano appeso un cartello con le generalità del defunto. Alla luce del videocitofono, si indovinava il consueto “preci per l’anima”, ma con un tocco supplementare, nell’intenzione pure poetico: “La morte ha bussato a questa dimora”.
“La morte non si annuncia, non bussa come un ospite” rifletté don Luigi nel breve tragitto tra cancello e vettura.
“La morte entra in punta di piedi, come un ladro di notte. Puoi prepararti fin che vuoi, ma la morte ti prende di sorpresa, sempre”.
Aprì la portiera della Panda.
“Si vede che sto già pensando all’omelia”».

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1 commento

    • Margherita il 17 Marzo 2009 alle 02:34
    • Rispondi

    E se fosse nel Purgatorio la metafora della “saetta … vien più lenta”? Piccarda, S. Francesco, S. Tommaso, Cacciaguida, San Paolo non mi aiutano. Proverò a cercare , ma velocemente, perchè, proprio perchè non te lo aspetti, la saetta arriva comunque non più lenta.

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