Le statue coperte e la sesta crociata

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Ci son notizie che quando accadono verrebbe voglia di metter mano di getto alla tastiera. Io invece le lascio lì un attimo per trovare lo sguardo giusto. Prendiamo la faccenda delle statue coperte per compiacer l’ospite. Non mi interessa chi l’ha deciso, perché sia stato fatto, da che parte, a chi giova. Son quelle cose che cosa vuoi dire, slarghi le braccia e pensi che per fortuna hai altro da fare. Ci vuol tempo anche per indignarsi, non è che il disturbo ti vien fuori in un amen.
Cosicché ieri sera mi è venuto in mente che nel 1228 Federico II parte per la crociata, la sesta. Gli tocca andarci visto che il papa lo scomunica e stressa, ma lui decide di farla a modo suo. Innanzitutto niente armi, giusto un’armata di rappresentanza, semmai incontri e trattative con i musulmani. Che senso ha metter mano alle armi se ci si può andare d’accordo?
Ma la cosa davvero rilevante è un’altra: la prima mattina parecchio sul presto Federico II si sveglia di soprassalto. Ma come, dov’è finita la preghiera mattutina, chi ha imbavagliato il muezzin? A quanto pare un solerte funzionario del sultano, per compiacere l’illustre ospite, aveva fatto sospendere i richiami alla preghiera del muézzin. L’imperatore deve dormire, era questo il pensiero sottinteso. Ebbene, cosa ti fa Federico II? Convoca e riprende il funzionario, e poi si lamenta: sono i vostri usi, è la vostra religione, la preghiera e il richiamo non vanno aboliti. Inutile dire che il gesto rinsaldò i legami tra le due parti, e che il papa se la prese parecchio per il fatto che l’imperatore aveva preferito la via della pace.
Da questo racconto emergono per lo meno tre cose: uno, che il Medioevo era tutto meno che un’epoca oscura come qualcuno si ostina a contrabbandare; due, che la guerra non serve a niente, se ti siedi e chiacchieri magari funziona meglio; tre, e soprattutto, ciascuno ha la sua confessione, che va rispettata.
Insomma, e concludo: con un briciolo di cultura tutto, o quasi, si appiana. Con l’ignoranza, se va bene si fanno ridere i polli; e se va male, purtroppo, ci tocca assistere a lutti e barbarie.
 

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