Beppe ci spiega il casting

Mariangela, mia fedele lettrice, vuol sapere come si fa un casting per un film, ovvero come si selezionano i protagonisti. Ed ecco che Beppe Manzi, il regista de “Gli anni e i giorni” risponde prontamente. Che bello questo blog: un lettore scrive, un altro risponde. E il cosiddetto autore si riposa… [ccalz]

Be’, il compito è arduo… Non tanto spiegare cosa è un casting, che forse è noto ai più (ovvero scegliere le persone/gli attori giusti per i diversi ruoli di un film, di una fiction, di un reality, ecc. ecc.), quanto spiegare quali siano le modalità con cui le persone in questione vengono scelte. Solitamente ogni regista (anche se poi non è sempre il regista stesso a fare i casting, è bene saperlo!! solitamente c’è sempre una pre-selezione…) ha un suo metodo. Mi è capitato di fare altri casting per altri lavori, in particolare per dei cortometraggi, e quando si vedono tanti attori, scegliere quello giusto non è mai facile.La prima impressione conta tanto: il viso, la voce, il modo di porsi… Per quel che mi riguarda, il metodo migliore è immaginare il candidato in questione con le “vesti” del personaggio che dovrà interpretare.In concreto: non serve tanto far recitare bene un pezzo a memoria, perché il nostro attore può essere bravissimo a interpretare Shakespeare o Dante… ma incapace di rendere credibile il personaggio che il regista ha in mente. Quindi, ribadisco, voce e volto sono due delle caratteristiche fondamentali di cui tenere conto. Ed è per questo che ho sempre pensato che l’attore è il mestiere, nel cinema, più difficile di tutti: perché puoi studiare anni, ma quella voce e quel volto ce li hai da sempre! Nello specifico de GLI ANNI e I GIORNI il casting non è così “professionale”.La telecamera è accesa anche durante i nostri casting, ma solo per cogliere i primi piani, i sorrisi, il modo di porsi degli studenti davanti al mezzo cinematografico. Ciò che ci interessa infatti è la spontaneità dei ragazzi stessi, perché il nostro film vuole essere prima di tutto “vero”. Non chiediamo agli alunni di ripetere a memoria una poesia, un passo letterario o, peggio ancora, formule matematiche astruse… ma semplicemente chiediamo di essere se stessi, raccontarci chi sono e perché vogliono prendere parte al progetto, e ovviamente a che livello di impegno. Forse anche in questo il film è particolare: non siamo noi a scegliere loro, sono loro a scegliere noi!
 

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4 commenti

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    • Claudio Calzana il 26 Maggio 2011 alle 17:44
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    Se vai a dare un occhio ai tag dedicati a L'ascuola nel mio blog qualcosa dovresti intercettare. Ovvero, puoi capire quanto fuori asse come insegnante e come reagivano gli alunni alle mie trovate. Da non perdere il capitolo torture, direi.

    • mariangela il 26 Maggio 2011 alle 17:22
    • Rispondi

    …acqua… acqua…

    P.S. Mi piacerebbe conoscere l'opinione dei tuoi ex-allievi e allieve. Sul personaggio adatto a te, intendo.

    • Claudio Calzana il 26 Maggio 2011 alle 16:08
    • Rispondi

    Il casting come storia d'amore che sta per nascere è una gran bella definizione, che approvo e sposo, in attesa di sentire che ne pensa Beppe. Quanto al "mio" ruolo, preferisco non indagare, rischio di scoprirne delle pessime sul mio conto. Come ai tempi delle festicciole al liceo, io peraltro mi vedo bene nei panni di quello che distribuisce i salatini.

    • mariangela il 26 Maggio 2011 alle 16:04
    • Rispondi

    Ho capito! Il casting è una specie di storia d'amore nascente, più o meno impegnativa in relazione al ruolo che dovranno ricoprire i personaggi.

    E' lui che sceglie lei, o è lei che sceglie (si fa scegliere da) lui? E' l'umano che sceglie il suo cane o il suo gatto, o sono il cane e il gatto che scelgono il (si fanno scegliere dal) loro futuro compagno umano? E' l'ape che sceglie il fiore, o è il fiore che sceglie (si fa scegliere dal) l'ape? Questione di feeling, insomma, e di immaginario che trova la sua conferma. Come spesso nella vita e le sue migliori avventure.

    Grazie Beppe!

    P.S. Mi chiedo: chiedere a un regista in quale ruolo ci "immagina" è un modo semplice per capire come il mondo ci vede, magari nostro malgrado? Per esempio, Claudio che personaggio potrebbe ben interpretare? Io una idea ce l'ho. Ma non la dico… 🙂

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