La versione di Leo

Eternal Hope, di Ben Heine 

[Blazer, 1] Leone Belotti, in arte Leo, è un genio. Lo conosco da troppo tempo per dubitarne. Date un’occhiata a questo pezzo che ha scritto sul suo blog: Leo rievoca una vicenda di un bel po’ d’anni fa, e c’entro anch’io, che all’epoca lavoravo per Lubrina, una casa editrice coi controfiocchi, caparbiamente voluta da Gigi Lubrina e poi portata avanti dall’Ornella Bramani. Certo, come tutti i geni, anche il Leo ha le sue brave controindicazioni, come quel farmaco che se ti scappa di leggere il bugiardino illustrativo ti passa la voglia di assumerlo. D’altronde è cosa nota che la natura così come premia, altrettanto leva. È matematica elementare, direi, compensazione necessaria. Però il genio resta, il Leo sa scrivere come pochi. Leggere il suo pezzo mi ha fatto venir voglia di raccontare la mia parte di quella storia, una specie di poing-pong tra me e lui. Però prima dovete leggere la sua versione, la versione di Leo. Poi attacco io, magari da domani.

 

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