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Gen 20 2011

Da Mae Sot, 2

Ancora Alberto che ci parla dei karen, popolazione di Mae Sot, Tailandia. [ccalz]

Buongiorno ancora da Mae Sot! Qui in città ci sono parecchi pick up puliti e scintillanti che girano. Hanno sigle umanitarie di ogni genere. A bordo occidentali per lo più. Che cosa facciano è un po’ un mistero. Ho accennato nella precedente mail a una ONG (organizzazioni non governative) francese e ai dubbi. Non si può generalizzare, ma la mia esperienza qui in Tailandia è piuttosto precisa. Sulle altre ONG i dubbi crescono ulteriormente. Scartando Unicef che qui non si vede proprio (ma da quanto ho letto anche in Italia, spendono il 95% del loro budget per finanziare i propri funzionari e il resto per campagne ridicole come la vaccinazione polio (ovvero lasciamo morire di fame migliaia di bambini, ma compriamo vaccini facendo ricche le case farmaceutiche…), ce ne sono tantissime dai nomi più accattivanti tipo Happines for children e via dicendo. Per lo più sono americane. Arrivano, costruiscono una scuola in muratura (col caldo diventa un forno) e poi tante foto dei loro funzionari sorridenti e arrivederci. Si’ ma il cibo per gli scolari? la corrente elettrica per l’edificio? il salarioper gli insegnanti? Dettagli che nessuno sembra considerare. Così queste cattedrali vanno in rovina progressivamente. Altre ONG distribuiscono delle belle magliettine con il loro logo. E il cibo per chi non ne ha? dettagli. Sembra che sfamare con un po’ di riso (che qui costa pochissimo, tra l’altro) sia una questione secondaria…e poi volete mettere che bello andare in giro con un pick up 3000 cc 4X4 nero lucente? Una vera gallata!!! Ripeto che non voglio generalizzare. Forse ci sono ONG famose davvero umanitarie, ma ahimè io non le ho viste in questi luoghi. Qui a Mae Sot a parte i miei “2 eroi” medici c’è solo una buona organizzazione che si chiama Partners gestita da una simpatica e estroversa sudafricana che ha sposato un marito karen.

Ricevono soldi da US, Canada, Sudafrica e UK e li spendono per progetti seri. Il marito ogni 3-4 mesi parte per la Birmania per mappare i re-location sites ovvero i posti dove l’esercito birmano sposta forzatamente i karen dopo avergli bruciato i villaggi (e minato tutto intorno in modo che siscordino di tornare). Una sorta di ghettizzazione per trovare “terreni disabitati” che le compagnie straniere possano sfruttare. Tutto alla faccia dei diritti umani. Ah, dimenticavo, sembra che ci sia una commissione alle UN (Nazioni unite chiamate qui Useless Nations) formata tra gli altri da Cina (notoriamente attenta ai diritti umani) Russia (idem) che deve discutere sui diritti umani e che ovviamente copre la Birmania con veti su tutto in quanto ottimo partner commerciale…Poi tutta la carità passa solo attraverso missioni cristiane per lo più evangelisti e battisti. Mi sono ricreduto sui cristiani. Le piccole missioni sono ancora oasi dove si fa del bene senza nulla in cambio. Più ci si allontana da piccole realtà e più compaiono “funzionari” che devono spartirsi il bottino. Sì perché le ONG assorbono un bel fatturato di donazioni! Qualcuno ha mai sentito parlare di bilanci trasparenti delle ONG? Io no. Credo che purtroppo, salvo qualche eccezione, siano una sorta di “famiglia” dove tutto viene fatto a discrezione dei funzionari.Vorrei continuare con i chiaro scuri dell’assistenza sanitaria fatta da “centri” all’avanguardia sostenuti da donatori in buona fede, come un famoso ospedale di queste parti. Centri che godono di ottime PR ma che rispondono sempre alla stessa frase: business is business…ma lascio a tutti di indovinare.Riassuntino personalissimo: oggi per fare carità seria e soprattutto evitare di pagare gli avvoltoi esistono 2 strade: missioni cristiane conosciute (tutti conosciamo qualche missionario in gamba…) o ONLUS che si occupino di microprogetti con zero funzionari (tipo la fondazione di mio padre) dove il ricavato vada 100% a gente bisognosa e non agli “altri”. Sono sempre piccole gocce nell’oceano ma servono davvero! Un caro saluto a tutti.
Alberto
 

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