Mar 25 2020

Stilografica

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L’indice poggia
sullo scalmo, dosa
il segno: così
la stilografica secerne
le parole. E il pensiero
si china sulla carta.
 

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Mar 19 2020

In memoria di Guido Galli

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In occasione del quarantesimo anniversario della morte del giudice Guido Galli, ripubblico questo post di 10 anni fa. Lo faccio ricordando i bei libri di Giorgio Fontana, che quel giorno non era neppure nato. Mi riferisco a «Per legge superiore» e «Morte di un uomo felice».
 

20.03.2010
Ieri ricorreva il trentesimo anniversario della morte di Guido Galli, magistrato bergamasco ucciso dai terroristi di Prima Linea alla Statale di Milano. Io quel 19 marzo 1980 ero in Università, al piano sotto rispetto all’attentato, stavo parlando con il professor Della Peruta. Ho sentito gli spari, li avevo presi per delle assi che cadono, c’erano dei lavori in corso. Ho fatto a tempo a vedere alcuni tipi mascherati, di Prima Linea pure loro, che spargevano fumogeni per le scale, e gridavano “Via via…” facendo tre gradini per volta. Ho fatto a tempo a vedere un corpo in terra, coperto non ricordo più da cosa. Me ne sono stato a distanza, per pietà e senso di oppressione. Senza chiedere, senza capire. A sera, sceso dal treno, entrai all’Eco di Bergamo per chiedere chi fosse quell’uomo. Nell’attesa, nel salottino scrissi una breve poesia, chissà dove l’ho messa. Venne un giornalista, raccontandomi tutto, mi chiese anche con gentilezza se volevo lasciare la mia testimonianza. Dissi di no, mi ritrassi. Lo faccio oggi, ancora con pudore
 

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Mar 17 2020

Ode alla moka

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Speculari, due tronchi
di cono formano
la moka, stretta
in vita la polvere
scura. Il filtro
pesca l’acqua
in superficie nera.
 

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Mar 15 2020

Elogio del frigo

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A intervalli regolari
il frigorifero si scuote,
un sussulto precede
il moto. Quanto
basta, poi tace.
Lavora di conserva.
 

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Mar 13 2020

Bicchiere

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Strana la natura
del bicchiere: di lato
moltiplica lo sguardo,
dal fondo tutto piega
a miniatura. Assume
il colore di quel
che contiene, ma lo plasma
a sua misura. Non
sempre quel che è
trasparente è chiaro.
 

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Mar 12 2020

La doccia

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Uno svelto brandello di vita da questa necessaria reclusione.
 
 
La vita non puoi miscelare
come doccia, la ricerca
ripetuta della dose
e del calore rinvia
il contatto. Il vetro
trasuda geroglifici
a vapore: nell’alveo
stillante un temporale
privato si consuma.
 

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Mar 11 2020

Il cucchiaio

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In questi giorni di spontanea reclusione, riscopro la casa nelle sue minime espressioni. Roba poetica, forse. Una raccolta che intitolerei «Dimora».
 
 
 
 
 
La magia del cucchiaio è
presto detta: un lato
capovolge, l’altro
deforma. Questo specchio
da tavola infedele
alimenta visioni.
 

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Mar 11 2020

Il mistero di san Sebastiano

Rafael_-_S._SebastiãoSebastiano è un santo facile da riconoscere, le frecce lo rivelano al primo sguardo. Nel raffigurarlo, i pittori si dividono in due schiere: quelli che, nonostante i numerosi dardi, lo immaginano imperturbabile e sereno, e quelli che calcano la mano sul tormento. E poi c’è il Sebastiano di Raffaello. Il quadro conservato all’Accademia Carrara è di inizio ’500, il Maestro ha solo 21 anni. Ci presenta un giovane dalle delicatissime fattezze: lunghi capelli a incorniciare l’ovale, il vestito di stoffa preziosa, unico richiamo al martirio il rosso della stola, che riverbera sull’incarnato. Un ritratto semplicemente perfetto, anche se, come ricorda Flannery O’Connor, «la perizia da sola risulta letale. Necessaria è la visione che l’accompagna». Qualche dolce altura muove la scena sullo sfondo, il cielo digrada e sfuma nell’aureola che riprende e riscatta le movenze del monile. Il Sebastiano di Raffaello non soffre, semplicemente si offre alla visione: il corpo non esibisce ferite, gli occhi danno appena verso il basso, la mano impugna la freccia, sembra una penna per come il santo la maneggia. Il pittore ha compreso che il mistero di Sebastiano non sta nel corpo vilipeso o nella salvezza che la Chiesa comunque gli assicura. Il suo Sebastiano sta per compiere la scelta assurda, estrema; anzi, il santo ha già deciso la sua sorte, altrimenti avrebbe gli occhi sul dardo, incerto e trepidante. Nell’istante fissato dal pittore, lo strumento del martirio si fa congegno di possibile scrittura. Sebastiano soppesa la freccia e lo strazio che l’attende. La fede sostiene la scelta, che lo avvince e guida.
 

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