Giu 20 2016

A spasso con Christo

images Diciamolo subito: invece di unire, questa passerella sul lago divide. Pro et contra si sprecano, e già questa esibita dialettica rende questa installazione un’opera d’arte. Perché un ponte che divide è arte: basta l’ossimoro, dai. Detto questo, un’opera d’arte siffatta non sarebbe completa senza senza coloro che la vanno a percorrere e selfare: tutti in fila sulla passerella che divide prima di unire, o unisce dividendo, fate voi. In fondo la vera arte deve far discutere, offrire molteplici opzioni, altrimenti sai che noia. Mi viene in mente lo zerbino di Cattelan, che rappresentava il Belpaese: in quanto opera d’arte non ci dovevi pulire le scarpe, in quanto zerbino volendo sì. Io ero per l’arte, mio figlio, allora avrà avuto 7-8 anni, decise per lo zerbino praticandolo a piedi uniti. Il guardiano saltò su ululando, sono ancora convinto che se Cattelan fosse stato presente avrebbe parteggiato per mio figlio. Già che siamo in argomento, ricordo anche il basamento di Piero Manzoni con la scritta al contrario, “Base del mondo”, perché secondo l’artista milanese il monumento era – e forse è ancora – il mondo intero. Ammettiamolo, ci vuole del genio per capovolgere un piedistallo.
 

Piero Manzoni, Base del mondo, 1961

Piero Manzoni, Base del mondo, 1961

In ogni caso, non rinuncio a darvi il mio modestissimo parere sull’opera di Christo: se fossi stato in lui, avrei tirato su tutto quel molo colorato per farci un giretto da solo: magari accennando qua e là un passo di danza, in ricordo dell’amatissima Jeanne-Claude. Come si conviene a una vera opera d’arte, avrei “dipinto” chilometri di tela coi miei passi. Ma una volta sola e poi si smonta, buona l’unica e la prima: tenendo tutti gli altri a debita distanza, immancabilmente sparsi tra natanti e colline, velivoli e droni.
 

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Giu 18 2016

Vent’anni dopo

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Già, sono passati ormai vent’anni da quando, ancora insegnante, iniziavo un’avventura che mi avrebbe a tutti gli effetti cambiato la vita: la realizzazione di un Cd-Rom insieme alla mia classe, la terza D del Liceo Classico Sarpi di Bergamo. Ricordo bene quell’avventura, le continue scoperte (i ragazzi ne sapevano più di me), le sorprese (per dirne una, Erri De Luca che risponde alle nostre domande), l’incredibile finale (noi che vinciamo il primo premio assoluto a livello nazionale e chi ci premia è niente meno che Bill Gates). Se vi interessa saperne di più, oggi una pagina de L’Eco di Bergamo ricorda quella meravigliosa storia: mi fa piacere condividerla con voi.
 

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Mar 22 2016

Lux, non ve ne pentirete!

Achille Funi, Autoritratto

Achille Funi, Autoritratto


Un lettore, o forse una lettrice chissà, recensisce il mio Lux sul sito Libreria Universitaria. Scrive tra l’altro M. Lodetti, che ringrazio infinitamente:”Su tutto una prosa vivacissima, ripresa dal parlato, nella tradizione dei grandi autori lombardi. Insomma, un libro che merita di venir scelto e regalato. Non ve ne pentirete!” Ecco il testo completo della recensione.
 

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Mar 18 2016

Esperia secondo Stefano

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E’ ancor fresco il ricordo della bella presentazione di ieri all’Università Anteas di Bergamo con Mario Fiorendi e Massimo Nicoli – tanta gente, affetto, domande, attestati di stima – che mi arriva bel bello il messaggio di un lettore, Stefano: “Ho appena finito di leggere ‘Esperia’. Un bellissimo viaggio nel tempo, carico di emozioni, umorismo… e Orc…… [qui si riferisce a una celebre imprecazione del Dante Milesi…]. Per fortuna esistono ancora librerie come “Pagina 18″ di Saronno dove si possono trovare autori come te e non solo quelli da ‘supermercato’…. Di nuovo i miei complimenti, e grazie per le splendide storie che ci regali”. Beh, caro Stefano, io regalerò belle storie, ma lettori come te regalano soddisfazioni che ravvivano la gioia di scrivere; e librerie come la Pagina 18 di Carla Pinna sono splendide e preziose, insostituibili, perché selezionano i libri migliori, e li sanno consigliare. E io son contento di far parte della schiera.
 

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Mar 14 2016

Giovedì 17 marzo con Lux

SanMarco L’appuntamento è per giovedì 17 marzo 2016 ore 15 all’Università Anteas, presso la Sala dei Mosaici della Borsa Merci in via Petrarca a Bergamo. Il tema del mio intervento è “Scrivere oggi della Bergamo di ieri”, sarò sollecitato da Mario Fiorendi, padrone di casa, e stimolato dalle letture come sempre splendide di Massimo Nicoli. In quella sede cercherò di far capire che cosa anima la mia scrittura, le mie ricerche, i miei personaggi e le mie scelte stilistiche. Prevedo una cosa agile, come sono solito fare, divertente come si conviene, con proiezioni di immagini della Bergamo di un tempo. Naturalmente vi aspetto numerosi e pimpanti.
 

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Mar 08 2016

L’effetto sorpresa

Portrait of a surprised couple

Portrait of a surprised couple

Io sulle donne devo aspettare la prossima vita per farci un ragionamento come si deve. Non è che siccome oggi è l’8 marzo mi metto qui e decido esattamente cosa ne penso. Eh, no, hai voglia: le donne hanno le loro brave variabili, per dire. Anche le costanti, d’accordo, che delle volte ne faresti anche a meno, ma è sulle variabili che vorrei portare la vostra rispettosa attenzione. Però la prossima vita, non questa.
Magari butto lì un anticipo, ma non pretendete il braccio che qui al massimo stiamo parlando del mignolo. A forza di variabili, le donne a un certo punto non sai più dove eravamo rimasti. Per dire: tu prevedi che stanno per uscirsene con questa cosa, loro invece hanno in mente quell’altra. A farla breve, il maschio è per l’attesa (sta per capitare questa cosa qui, lo so), la femmina per la sorpresa (starebbe per capitare questa cosa qui e invece ti becchi quella che mai e poi mai). Ancor più breve? La donna è l’effetto sorpresa.
Dopo tu il più delle volte vorresti anche startene tranquillo, lo sanno tutti che a forza di sorprese alla fin fine la sorpresa va a farsi benedire, anzi nel codice binario del maschio caucasico la continua replica della sorpresa si chiama sfondamento del Bosforo con annessi Dardanelli. Per stare alla geografia, s’intende.
Mi viene in mente che potremmo provare a fargliela noi stasera la sorpresa alle nostre donne: niente mimose per carità, io sono contro il fiore reciso, ho fondato anche l’associazione senza scopo di lucro, se volete iscrivervi bastano opere di bene. No, stasera proviamo a dir loro qualcosa che somigli al contrario dell’ovvio. Cioè non quello che ci verrebbe spontaneo in quanto maschi basici normodotati, ma una roba ragionata per bene, con tutto il suo bravo perché e percome di contorno. Insomma, non questa cosa, la prima del repertorio per capirci, ma quell’altra, che ti devi applicare un attimo. Cioè, proviamo a sorprenderle, proprio come se fossimo delle donne. Sorprendiamole, e sorprendiamoci.
 

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Feb 28 2016

Umberto Eco, o della proverbiale noncuranza

umberto-eco
In questi giorni segnati dalla commemorazione di Umberto Eco – un’epidittica talvolta elementare, in altri casi più articolata e commossa – in questi giorni dicevo mi son trovato a fare un discorso tutto mio a proposito dell’illustre alessandrino. Poco a che vedere con i suoi mille libri, articoli e interventi, le posizioni, le battaglie argute oppure di bandiera. Che fosse un gigante dello scibile niente da dire, ma era ed è altro che mi preoccupa e mi attrae: provo a raccontarvelo per come mi viene.
Nella sua sterminata produzione intellettuale, Eco si è occupato di tutto, dall’estetica di san Tommaso ai Puffi passando per il cruscotto della Punto. Cultura enciclopedica, erudizione immensa, memoria prodigiosa: Eco arrivava ovunque, per ogni argomento distillava un pensiero volutamente eccentrico, spesso inatteso per ampiezza e ridondanza, sorprendente per rimandi e citazioni. Ma se ci fate caso, e per me è questo il nocciolo, la costante della sua produzione stava nel tono: sempre ironico, leggero, svagato, quella sua studiata e proverbiale noncuranza, altrimenti detta sprezzatura. Ad ascoltarlo, ma anche spiando tra le righe, sembrava che – per fare giusto un esempio – tra l’apocatastasi e gli imenotteri non è che ci fosse ‘sta gran distanza, ovvero che da ogni luogo o concetto si potesse agevolmente giungere a qualsivoglia altro, per via di efficace erudizione, unendo i puntini come nel gioco della Settimana Enigmistica; come se, in fondo, quest’ambito valesse l’altro; e al ragionamento, all’argomentare che si impegna e magari sfianca, si potesse a buon diritto sostituire il calembour, il collegamento spiazzante, il motto di spirito, l’esercizio di stile.
Ebbene, a mio avviso questo atteggiamento sta al pensare come il marciare sul posto alla maratona. Oh, si fatica in entrambi i casi, ma il primo gesto è sterile, non conduce da nessuna parte, sei lì che sudi ma vigliacco se ti muovi; mentre il secondo gesto ti anima e ti smuove, apre orizzonti, schiude regioni e ragioni, ti mette faccia a faccia con il mistero dell’Altro, ti getta in una prospettiva etica. Come scrive Heidegger da qualche parte, persino nel termine fenomeno in un certo senso è sempre inscritto un compito.
Ora, il rischio che intravvedo è quello di un pensiero per il quale tutto alla fin fine è sostanzialmente uguale, o perlomeno simile, tutto avviluppato all’analogo e portato all’uniforme, per me non è un pensiero. Un pensiero che voglia a buon diritto dirsi tale deve saper dire e restituire la differenza. Deve essere capace di sorpresa non per la citazione peregrina, o per quel collegamento bizzarro e inconsueto, ma per l’esubero di senso che genera e provvede. Un pensiero che si fa questione e sfida, non un sapere che trattiene bulimico ogni nozione, forma ed espressione, restituendo da quel corpo di balena non dico un Giona, o un Pinocchio con tanto di Geppetto, ma giusto qualche magnifico zampillo dallo sfiato. Eco pensatore barocco, dunque: immenso, stratosferico e lunare, contemporaneo, immaginifico e plurale, ma talvolta pago della magia e dell’artificio, sprovvisto dell’inquieta nobiltà di chi sa affrontare il rischio e persino l’errore. Sentite cosa scrive Alfonso Gatto: “Nel mio rischio / di vivere riscopro il necessario, / la mia fame, la sete, il passo, il fischio, / la verità che a caccia dell’errore / gli apre le braccia, nuda per amore”.
A dar retta a quel perfido di Gómez Dávila, si potrebbe dire che “ci sono intelligenze capaci solo di ciò che in ogni cosa non è essenziale”. Ecco, ditemi voi se ci prendo o vaneggio, ma a volte mi trovo a pensare che il nostro tempo è tutto qui, in questo pensiero dell’indifferenza che ordinatamente dispone e livella ogni cosa, dove tutto è lecito e sensato, possibile e polare. E nulla – o poco, o raramente, o quasi – disgraziatamente si interroga e ragiona.
 

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Feb 14 2016

Bookcrossing Lux, il diario

12688039_10153563647430547_4458309120076233937_n E poi ci sono serate come quella di ieri ad Albano Sant’Alessandro, curata alla grande da Annalisa Verzeletti: un bookcrossing di Lux in forma di diario di bordo, con il mio romanzo che va a spasso e la curatrice ne tiene traccia tra vita quotidiani e giudizi dei lettori; e poi gli attori di Albanoarte che leggono direi quasi con affetto i miei testi: emozione particolare quando la voce dà vita alle parole. Sullo sfondo niente meno che una macchina da proiezione in tinta col romanzo, davanti un pubblico partecipe e attento, cosa non scontata, anzi. Insomma, una bella serata venuta via in scioltezza, con garbo e gioia, di quelle che sorprendono lo scrittore che mai e poi mai si sarebbe aspettato che da un romanzo potessero nascere cose così. Grazie di cuore a tutti per lo splendido impegno e la passione.
 

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