Apr 27 2017

La giornata libera di un fotografo

Re Nicolò, di Frank Wedekind, Teatro Stabile di Genova, 1981.

Maurizio Buscarino, Re Nicolò, di Frank Wedekind, Teatro Stabile di Genova, 1981.


E’ un libro bellissimo: sto parlando de La giornata libera di un fotografo di Maurizio Buscarino, lo straordinario fotografo di teatro noto in tutto il mondo. Il libro – anzi i libri, perché le edizioni sono due – me li ha regalati proprio lui il giorno che ci siamo conosciuti, neanche tanto tempo fa. E’ il diario di alcune sue peregrinazioni per spettacoli teatrali e compagnie, luoghi magici e visioni. Ci tengo a condividere con voi quel che ho scritto all’autore.
 
 
 
 
 
Caro Maurizio,
ci ho messo un po’ a prendere in mano il tuo libro, anzi i libri, visto che nell’edizione Titivillus venivo leggendo e nella Leonardo m’incollavo ai tuoi ritratti. Difficile tenere il passo: a volte scappavo avanti per le foto, a volte rincorrevo le parole. Felice asincronia. Mi ha particolarmente colpito il Macbeth di Volterra, ma se devo dirtela tutta, e non so come, il libro – cioè la storia, il racconto, il viaggio e la cornice – mi si è svelato compiutamente a partire dal 2 agosto in poi, dopo le Spiagge bianche. È nel monastero orfano della signorina che mi si è accesa una luce, forse una domanda, o meglio un certezza. Ho capito, no, meglio, ho sfiorato la fatica immane del tuo lavoro: questo sporgersi dal cornicione di un amante ubriaco che può precipitare ad ogni passo, che osserva la scena col dubbio di farne parte, dentro e fuori allo stesso tempo. È quel limite la fatica estrema, o magari è un gorgo. Lo sai tu, io mi contento degli indizi. Fatto sta che dal convento in poi il tuo libro mi è esploso per le mani, e quei brandelli di senso, di bianco e di nero, mi hanno mostrato una direzione, forse la direzione unica e prima di questo tuo viaggio, di questa tua obbligata libertà. È lì che ho combattuto tra l’esigenza di correre al termine del libro, al destino, nella figura del ritorno necessario e consapevole (potrei definirla redenzione, ammesso che il prima sia, anche, peccato); e l’esigenza più profonda di centellinare l’andatura, lo sguardo e l’intenzione; di soffermarsi, di stare presso, di incrociare sguardi e gesti e voci. Mi ci sono impigliato nella sfida, a un certo punto faticavo a distinguere le parole dalle cose, insomma, non mi riusciva di venirne a capo in qualche modo. Ma forse, e davvero, come scrivi alla fine, “conta solo non aver paura”. È la certezza che ci accoglie quando il tempo rallenta, il viaggio si placa, la casa si abita e tutto finalmente tace. Grazie ancora per i libri, un abbraccio. Claudio
 

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Apr 25 2017

E poi c’è Maria Grazia

06ragazza mura Continuano i pareri dei lettori, e che pareri! Stavolta è Maria Grazia Punzo a scrivermi che ne pensa della mia cantante. Le lascio la parola – sia pur con qualche taglio per non rivelar troppo della trama – con un grazie grosso così anche per le tante e belle e foto che mi ha messo a disposizione per la presentazione del 4 aprile in Sala Traini. [cc]

Gentile Signor Scrittore, buongiorno – alla francese. Mi consenta di ribadire il concetto e mi perdoni l’ardire, ma quali antenati possiede una ruspante stirpe orobica, capace di cotanto spiccato senso dell’umorismo? Mi sono molto piaciuti i paragoni così azzeccati, gli sproloqui del timido che riesce a vincere la vergogna di esporsi, l’arguzia dei protagonisti, la levità e la scorrevolezza del racconto che si legge tutto d’un fiato, la puntualizzazione dei particolari, la simpatia dei protagonisti, l’approccio psicologico. Irresistibile la telefonata in Francia, le lacrime mi hanno sciolto il trucco, lasciando un terribile rivolo nero sulle guance. Il tutto è anche riferito all’intera saga. Quasi quasi le faccio un bonifico e apro una sottoscrizione per raccogliere la somma necessaria a sollevarla dal problema della volgare pecunia, perché possa dedicarsi alla stesura di un’altra epica vicenda… Questo è il mio modesto parere. Molto cordialmente, Maria Grazia.
 

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Apr 21 2017

E ora tocca a Massimo

Il pittore Daniele Ranzoni siede sulla balaustra attorniato da alcuni amici della Scapigliatura locale. Tutti rigorosamente con cappelli di varie fogge: c'è o non c'è una magiostrina?

Il pittore Daniele Ranzoni siede sulla balaustra attorniato da alcuni amici della Scapigliatura di zona Intra e dintorni. Tutti indossano cappelli di varie fogge: c’è o non c’è una magiostrina?

Una nuova lettura de La cantante, una nuova recensione da parte di un lettore. Stavolta al maschile, a cura di Massimo, che ringrazio per aver posto l’accento su quei termini certo desueti ma per me magici con i quali mi balocco a dire il vero. Ho dovuto un momento sforbiciare, altrimenti si rischiava di svelare particolari della trama che per ora preferisco tener segreti. Grazie Massimo per le tue belle parole di elogio. [ccalz]

E adesso sono qui con la magiostrina tra le mani ad inchinarmi “ubi maior”. Inutile dire che il tuo romanzo mi è piaciuto, del resto chi ha conosciuto le precedenti avventure dei quattro non può che aver provato piacere nel ritrovarli affaccendati in quest’altra circostanza. Certo, forse la tresca della sfida al Baffalo e le peripezie del Lux li hanno visti maggiormente protagonisti nei vari traffici, ma la sostanza non cambia. […] Come sempre sono molto belli i richiami ai vari avvenimenti e ai loro protagonisti, nonché le descrizioni di oggetti e invenzioni dell’epoca dal flit alla Singer o la disamina dei vari modi di definire i soldi, i commenti e le considerazioni dell’autore che è lì che osserva in continuazione i suoi personaggi. Certo che tra amboni e ciripà hai disseminato un bel po’ di termini che conoscete tu, lo Zanetti e forse qualche altro membro dell’Accademia della Crusca.
 

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Apr 20 2017

La cantante su La Gazzetta di Parma

Un ritratto femminile di Andrea Bocchi

Un ritratto femminile di Amedeo Bocchi (particolare)


Dopo il pezzo di Maria Tosca Finazzi per L’Eco di Bergamo e i pareri di alcune lettrici, è la volta della recensione di Lisa Oppici per La Gazzetta di Parma. Ringrazio Oppici perché ha saputo cogliere alcuni aspetti della mia prosa e della mia estetica che ho particolarmente a cuore. Buona lettura.
 

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Apr 18 2017

Mercoledì 19 alla Fiera dei Librai

Il rischio cari miei è di fare la fine di quelli che in aeroporto arrivano all’ultimo secondo, mentre l’altoparlante scandisce “chiamata finale per il volo…”. Lo sanno tutti che si va in agitazione, non si trovano più i documenti, minimo la valigia pesa un etto di troppo e il trolley perde una ruota sul più bello. Tutto ‘sto bel preambolo per dirvi che questo è l’ultimo avviso per la presentazione che domani mercoledì 19 aprile terrò alla Fiera dei Librai. Complici di una serata che garantisco unica – per forza direte voi, mica si replica – saranno Alan Poloni e Massimo Nicoli. Vi aspettiamo numerosi e, nel caso abbiate qualcosa di meglio da fare, comunicatemi cosa, che almeno capisco che gerarchia occupo nei vostri pensieri…
 

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Apr 18 2017

Marina, parole preziose

Alberto Vitali, Città Alta, 1944

Alberto Vitali, Città Alta, 1944

Ancora una recensione di una lettrice, Marina, a riprova che non è così vero che sarei uno scrittore solo per maschi, anzi. Marina si diffonde sull’intera mia opera, alla quale dedica parole davvero preziose. Lo ripeterò fino alla noia: i pareri dei critici saranno e sono importanti, ma quelli spontanei dei lettori sono la sorpresa che gratifica il cuore di chi scrive. Grazie, Marina. [ccalz]

Buongiorno… dottor Calzana? Signor Claudio? Semplicemente Claudio? Non so esattamente cosa preveda l’etichetta in casi simili, ma in verità forse questo poco importa. Ciò che importa, almeno a me, è ringraziarLa (non amo il maiuscolo al pronome, decisamente formale e poco “giovanile”, ma è utile per rendere l’idea di rispetto e quindi per stavolta passi) sia per il libro che ho ricevuto in dono in occasione della presentazione a Palazzo Creberg, sia per i piacevoli momenti che la lettura del Suo libro, anzi dei Suoi libri, mi ha regalato. Va da sé che da quando ho scoperto, grazie all’invito alla presentazione ricevuto dalla Fondazione Creberg, Lei, i Suoi libri e il Suo blog, ho immediatamente iniziato a distribuire consigli (non richiesti) di lettura ad amici e conoscenti, acquistando i libri precedenti LA CANTANTE, divorandoli in breve tempo, prestandoli e consigliandoli a chiunque mi sia capitato a tiro in questo periodo. L’espressione che più ho usato per definirLa è stata: un Andrea Vitali in salsa bergamasca. Ma in realtà credo che sia un po’ riduttivo come concetto, utile per un messaggio immediato, ma comunque riduttivo. Precisando che non sono un’esperta e che il mio è solo un giudizio da lettrice onnivora, mi congratulo con Lei per la capacità di trasmettere emozioni e sorrisi, in un registro linguistico che, seppur più elevato, ha reso perfettamente la parlata, i caratteri e gli umori della Bergamo e dei bergamaschi di quell’epoca, ma forse anche di questa epoca. Certi aspetti umani e culturali sembrano non subire il trascorrere del tempo. Ora mi fermo sennò il romanzo lo scrivo pure io e, se tutti possono leggere, per quel che riguarda scrivere, è meglio che lo faccia solo chi lo sa fare.
 

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Apr 14 2017

Ida, che recensione!

17 Una mia storica lettrice, Ida, mi regala una splendida recensione de La cantante: ne sottolinea i momenti che più l’hanno colpita e affascinata. Ida non è nuova a contributi così intensi e originali, e ancora una volta riesce a sorprendermi per profondità di analisi e passione. Grazie infinite, Ida. [ccalz]
 
Chiudo tra le mani la nuova esaltante fatica dell’amico Claudio. Bersaglio centrato! Anche nel caso de “La cantante”, come del resto per “Lux”, parte avvantaggiato il lettore che ha già inciampato nei “quattro dell’avemaria” (o i “quattro moschettieri”, scegliete voi; sempre quattro sono): Dante, Carlo, Romeo e Spiridione. Quattro tipi speciali – ciascuno con un particolare carattere, una singolare sfaccettatura dell’animo orobico – che insieme formano un unicum inscindibile; se uno di loro mancasse, l’armonia e l’equilibrio sarebbero decisamente compromessi. Molto più avvantaggiato ancora il lettore che fosse di Bergamo o dintorni, perché la familiarità con l’ambiente, le zone, le strade citate, favorirebbe alla grande il godimento della narrazione. Comunque sia, chi pensasse di essersi semplicemente accoccolato in poltrona e di accingersi a leggere “La cantante”, sbaglierebbe proprio l’incipit. In realtà è seduto comodamente al Donizetti, nel palco di proscenio (quello reale mi sembra esagerato…).

Ecco: le luci si attenuano, il lampadario di cristallo si spegne lentamente, il silenzio si dilata e si fa totale… Si apra dunque il sipario! Fondale: Bergamo nel 1934-35. Ambientazione sociale: epoca del fascismo rampante. Personaggi: gli stessi che abbiamo incontrato e seguito nelle due puntate dell’Esperia e del Lux, con l’aggiunta di altre figure indispensabili per lo svolgimento della nuova avventura. Uno alla volta entrano in scena, mentalmente applauditi dal lettore: quelli conosciuti per la simpatia delle vicende precedenti, quelli nuovi per la curiosità di scoprirne il ruolo e la bravura. Abbandono il lettore al dipanarsi della storia. Lui ne trarrà poi un suo personale parere. Io do il mio. Innanzitutto ho richiamato il fascino del teatro perché “La cantante” è un racconto che deve essere assolutamente ‘ascoltato con gli occhi’: mentre loro scorrono sulle parole, l’orecchio attento afferra i palpiti, le sfumature, i toni alterati, suadenti, espressi talvolta nell’intraducibilità di termini dialettali o nella finezza di un vocabolario colto e prezioso che l’autore insinua a bilanciare la secca cadenza bergamasca dei semplici. [M. Colombo: Il dialetto bergamasco è un dialetto appartenente al ramo orientale della lingua lombarda, derivato dal latino volgare innestato sulla precedente lingua celtica parlata dai Galli. Le più importanti modifiche sono avvenute durante le dominazioni longobarde che hanno lasciato terminologie germaniche entrate a fare parte del linguaggio comune].

Fare una recensione del romanzo mi è difficile perché di per sé la sintesi potrebbe essere stilata, e forse banalizzata, in poche righe. Tutto ruota (è proprio il verbo giusto) intorno al grande avvenimento del primo “Circuito delle Mura”, nel 1935, e il racconto si apre l’anno prima, con l’arrivo a Bergamo – fra il tripudio del popolo festante e l’ansia giustificata dei politici di turno – di una vettura inviata nel mondo dalla gioventù hitleriana a mostrare la grandezza del progetto politico germanico. Di fatto si tratta di un assurdo marchingegno che funziona a pedali, ma dalle autorità presenti viene interpretato come guanto di sfida, raccolto e rimandato al mittente con il proclama di un prossimo circuito automobilistico internazionale a Bergamo. Per la verità il proclama è stato inventato lì per lì, per chiudere in bellezza e orgoglio l’avvenimento, ma viene subito trasferito di bocca in bocca, di stupore in stupore, e rimane in sospeso finché si presenta la necessità di concretizzarlo. Da qui parte una fantasmagoria di situazioni travolgenti che porta alla conclusione sperata: il primo “Circuito delle Mura” si scatena nel maggio 1935, con la strepitosa vittoria di Tazio Nuvolari. Tutto qui? No, assolutamente! Questo è il quadro, ma l’autore ci regala munificamente una cornice più attraente del quadro stesso, un’ostrica più bella della perla: una catena di incontri, trame, accordi, intrighi, imprevisti, titubanze e sfrontatezze che si intrecciano e si sciolgono per la realizzazione dell’evento. Il tutto con la sensazione di una documentazione scrupolosa, e tuttavia non didascalica.

Il sipario si alza sulla scena in cui si stagliano, in tutto lo splendore delle divise, i personaggi politici, ad inquadrare un momento storico pochissimo conosciuto, quello del fascismo che si sta radicando. Brevi e impietosi tocchi lo presenteranno poi nel corso dell’avventura, ma anche qui, nell’immediato, i ‘grandi’ rivelano le loro fragilità e incongruenze giocando il potere sulla scala gerarchica e non sul valore personale. Non si avverte la pennellata del giudizio, ma quella del ridicolo corrosivo. Ed ecco che arrivano le nostre quattro conoscenze: tutto si anima e pian piano si scatena il finimondo. Non mancherà, alla fine, neppure una spruzzatina di ‘giallo’, alla bergamasca naturalmente! Ma perché mi è così difficile questa recensione? Perché se illumino qualche angolo con un flash, infrango la magìa della scoperta. E qui le scoperte e le sorprese si rincorrono! E devo confessare che mi faccio forza a non trascrivere i tanti termini italianizzati ‘alla carlona’, perché voglio che anche voi finiate, come me, per leggerli come se nulla fosse, metterli cerebralmente a fuoco, tradurli d’istinto e piegarvi in due dalle risate. Non ne potrete fare a meno, credetemi. Non leggete il libro in una sala d’attesa ospedaliera, perché vi porterebbero via d’urgenza…

Ma… c’è un ma. Non è sempre così, come non può essere sempre così nella vita reale. Ci sono pagine struggenti, sofferenze taciute e soffocate, ricordi lancinanti, aspirazioni bloccate sul nascere, dolori inevitabili, sogni infranti o irrealizzabili. E non posso tacere i picchi di alta spiritualità, così toccanti e veri che ti vien voglia di farti il segno della croce. Perché, in quei casi, proprio di croce si tratta! Vogliamo tornare al sorriso? Bene, parliamo di sesso! Nel romanzo non manca neppure questo simpatico aspetto della personalità umana, ma nei suoi ‘attributi’ è presentato in un modo così saporitamente malizioso, spiritoso e plastico che ti rallegra l’animo. Perfino certi tradimenti o certe forme di scongiuro (le famose mani in tasca…) non scandalizzano in alcun modo, anzi nascondono una sorta di complicità data per scontata. Inevitabile una sottolineatura per la sottile, finissima ironia (non parlerei di comicità) che è il filo rosso anche di questo romanzo. Non tocca mai l’asprezza del sarcasmo, ma vola impalpabile e implacabile, riduce in polvere statue di marmo, distrugge monumenti che sembravano inattaccabili dal tempo e dalla Storia. Un romanzo che alla fine ti rende più consapevole di far parte di un ciclo vitale inarrestabile: quale è il passato? E quale il futuro? E fa tutto questo con sapiente leggerezza, di pagina in pagina, prendendoti per mano con simpatica amicizia, quasi con tenerezza.

E adesso cali lentamente il sipario e si riaccendano le luci in sala, mentre il grande Carlo Milesi declama da par suo: «Caràter de la rassa bergamasca: fiàma de rar, ma sóta la sènder, brasca!».
 

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Apr 13 2017

Oggi a Radio Alta, mercoledì 19 sul Sentierone

fiera-dei-librai_64347_display Proprio così: stamattina sono stato ospite del programma di Teo Mangione, Colazione con Radio Alta. Si è parlato di Cantante, ovviamente: qui trovate la prima e la seconda parte dell’intervista. Ma già che ci siamo, ecco il prossimo appuntamento: mercoledì 19 aprile alle 18,15 sarò ospite allo Spazio Incontri della Fiera dei Librai sul Sentierone di Bergamo. Con me lo scrittore Alan Poloni e l’attore Massimo Nicoli. Chi si è perso la prima in Sala Traini non potrà mancare e chi c’era alla prima può sempre replicare.
 

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