Ago 24 2016

La terra trema

Un fotogramma dal film di Luchino Visconti (1948)

Un fotogramma dal film di Luchino Visconti (1948)

“La terra trema”: così intitolava Luchino Visconti il suo film tratto dai Malavoglia. E purtroppo la terra ha tremato ancora, stanotte, seminando lutti e disperazione in Centro Italia. Che la terra tremi, che tutto ci crolli intorno è forse una delle peggiori esperienze che possano capitare, perché ne va delle nostre certezze elementari, di quello che diamo per scontato e certo: il terreno sotto i piedi, il tetto sulla testa, la speranza che non si aprano varchi, o ferite.
Nell’80 mi sono trovato in uno scenario da post terremoto, in Irpinia, e ho ancora negli occhi quelle scene, quei paesi collassati su se stessi, il corteo delle bare, le lacrime infinite. Nel’esprimere vicinanza a chi oggi soffre, rimando al post dove ho raccontato quella mia esperienza di ventenne e volontario.
 

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Lug 18 2016

Viveka, la linea e la vita

IMG_0190 Qualche mese fa, durante un breve ricovero all’ospedale papa Giovanni di Bergamo, un’opera d’arte della collezione Tube One mi aveva particolarmente colpito: all’autrice, Viveka Assembergs, scrissi che trovavo la sua Linea della vita “semplicemente bella, consapevolmente fragile, dolcemente magica. Convivono in essa caso ed eleganza, forma e abbandono, pensiero e meraviglia. La figura osa un passo, magari danza: in equilibrio tra quei rami, offre loro senso e precisione”.
 
Ebbene, la scorsa settimana qualcuno ha deturpato l’installazione: così, per elementare vandalismo, suppongo. Non commento, non ne vale la pena. Preferisco raccontarvi la reazione dell’artista, che si è seduta dinanzi alla sua opera ferita. E ha scritto: “Se ne va una parte di me… quindi metto tutta me stessa. Provate a portarmi via”.
Con quel gesto, qui documentato dalla fotografia di Manuel Bonfanti, Viveka si è fatta Linea della vita, il tutto (l’artista) si è fatto parte (l’opera). In retorica questo procedimento si chiama metonimia. Mettendoci il suo corpo, Assembergs ha creato una nuova installazione al posto di quella oltraggiata. Prendere il posto, procedimento retorico per eccellenza.
 
L’artista non perdona l’atto incivile, no, meglio: lo redime e sublima. Ovvero ci offre un assaggio d’infinito: infinito che sarà inarrivabile, ma non impercettibile. E al contempo Assembergs ci mostra che sa andar oltre la semplice denuncia per lo sfregio alla sua opera, ovvero sa dar vita alla sorpresa: “Noi aspettiamo questo e siamo sorpresi da quello”, scriveva Wittgenstein. La sorpresa è la mossa che l’artista sa giocare oltre ogni semplice attesa, oltre ogni sterile scacco. Ma dar vita alla sorpresa costa fatica, è ossessione e tormento. L’arte è un dio crudele, non concede tregua, esige sacrificio e passione. Ecco perché, a risarcimento minimo per quanto le è occorso, offro a Viveka e alla sua arte le parole di Valery: “Perché mi divori, se ho previsto la tua zanna?”.
 

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Giu 30 2016

Selfismo e altrove

IMG_0189 Marta ha commentato il mio post dedicato all’installazione di Christo usando il termine selfismo. E in effetti già la rete registra l’espressione, ne discute tra apocalittici e integrati.
Tre spunti, per gradire: uno, nel selfie ci vedo il fatto che ti sdoppi. Sei in un certo posto, stai vivendo quella specifica esperienza, e lo devi far saper ad altri, che stanno altrove. Quindi sei qui ma anche altrove, ovvero, filosoficamente: non sei né qui né altrove.
Due, più che di autoscatto – ve lo ricordate il timerino delle vecchie macchine fotografiche e via di corsa in posa? – per i selfie proporrei il termine autoscarto. Cioè mi scarto da solo, mi ritaglio e incornicio da me con la complicità del cellulare. Non vivo quel che ho qui attorno e vicino, piuttosto mi isolo dal mondo circostante, dall’esperienza viva, dall’emozione tangibile.
Terzo, il massimo sono quelli che si autosca(r)tano allo specchio, cosicché vedi e loro e il cellulare in azione, delle volte persino il lampo del flash.
Una volta in rete ne ho beccato uno che si è fotografato tra due specchi, moltiplicando l’imago all’infinito: perso in una rete di rimandi, il soggetto si rifrange in porzioni via via sovrapposte, in una prospettiva ripetuta e affranta. E’ un esserci che raffigura un perdersi, un qui che vale per altrove, o forse ovunque. Una dolente dialettica per cui il quadro vale meno della cornice che lo ospita e protegge, dimentico del mondo e le sue voci.
 

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Giu 20 2016

A spasso con Christo

images Diciamolo subito: invece di unire, questa passerella sul lago divide. Pro et contra si sprecano, e già questa esibita dialettica rende questa installazione un’opera d’arte. Perché un ponte che divide è arte: basta l’ossimoro, dai. Detto questo, un’opera d’arte siffatta non sarebbe completa senza senza coloro che la vanno a percorrere e selfare: tutti in fila sulla passerella che divide prima di unire, o unisce dividendo, fate voi. In fondo la vera arte deve far discutere, offrire molteplici opzioni, altrimenti sai che noia. Mi viene in mente lo zerbino di Cattelan, che rappresentava il Belpaese: in quanto opera d’arte non ci dovevi pulire le scarpe, in quanto zerbino volendo sì. Io ero per l’arte, mio figlio, allora avrà avuto 7-8 anni, decise per lo zerbino praticandolo a piedi uniti. Il guardiano saltò su ululando, sono ancora convinto che se Cattelan fosse stato presente avrebbe parteggiato per mio figlio. Già che siamo in argomento, ricordo anche il basamento di Piero Manzoni con la scritta al contrario, “Base del mondo”, perché secondo l’artista milanese il monumento era – e forse è ancora – il mondo intero. Ammettiamolo, ci vuole del genio per capovolgere un piedistallo.
 

Piero Manzoni, Base del mondo, 1961

Piero Manzoni, Base del mondo, 1961

In ogni caso, non rinuncio a darvi il mio modestissimo parere sull’opera di Christo: se fossi stato in lui, avrei tirato su tutto quel molo colorato per farci un giretto da solo: magari accennando qua e là un passo di danza, in ricordo dell’amatissima Jeanne-Claude. Come si conviene a una vera opera d’arte, avrei “dipinto” chilometri di tela coi miei passi. Ma una volta sola e poi si smonta, buona l’unica e la prima: tenendo tutti gli altri a debita distanza, immancabilmente sparsi tra natanti e colline, velivoli e droni.
 

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Giu 18 2016

Vent’anni dopo

bill-gates
Già, sono passati ormai vent’anni da quando, ancora insegnante, iniziavo un’avventura che mi avrebbe a tutti gli effetti cambiato la vita: la realizzazione di un Cd-Rom insieme alla mia classe, la terza D del Liceo Classico Sarpi di Bergamo. Ricordo bene quell’avventura, le continue scoperte (i ragazzi ne sapevano più di me), le sorprese (per dirne una, Erri De Luca che risponde alle nostre domande), l’incredibile finale (noi che vinciamo il primo premio assoluto a livello nazionale e chi ci premia è niente meno che Bill Gates). Se vi interessa saperne di più, oggi una pagina de L’Eco di Bergamo ricorda quella meravigliosa storia: mi fa piacere condividerla con voi.
 

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Mar 22 2016

Lux, non ve ne pentirete!

Achille Funi, Autoritratto

Achille Funi, Autoritratto


Un lettore, o forse una lettrice chissà, recensisce il mio Lux sul sito Libreria Universitaria. Scrive tra l’altro M. Lodetti, che ringrazio infinitamente:”Su tutto una prosa vivacissima, ripresa dal parlato, nella tradizione dei grandi autori lombardi. Insomma, un libro che merita di venir scelto e regalato. Non ve ne pentirete!” Ecco il testo completo della recensione.
 

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Mar 18 2016

Esperia secondo Stefano

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E’ ancor fresco il ricordo della bella presentazione di ieri all’Università Anteas di Bergamo con Mario Fiorendi e Massimo Nicoli – tanta gente, affetto, domande, attestati di stima – che mi arriva bel bello il messaggio di un lettore, Stefano: “Ho appena finito di leggere ‘Esperia’. Un bellissimo viaggio nel tempo, carico di emozioni, umorismo… e Orc…… [qui si riferisce a una celebre imprecazione del Dante Milesi…]. Per fortuna esistono ancora librerie come “Pagina 18″ di Saronno dove si possono trovare autori come te e non solo quelli da ‘supermercato’…. Di nuovo i miei complimenti, e grazie per le splendide storie che ci regali”. Beh, caro Stefano, io regalerò belle storie, ma lettori come te regalano soddisfazioni che ravvivano la gioia di scrivere; e librerie come la Pagina 18 di Carla Pinna sono splendide e preziose, insostituibili, perché selezionano i libri migliori, e li sanno consigliare. E io son contento di far parte della schiera.
 

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Mar 14 2016

Giovedì 17 marzo con Lux

SanMarco L’appuntamento è per giovedì 17 marzo 2016 ore 15 all’Università Anteas, presso la Sala dei Mosaici della Borsa Merci in via Petrarca a Bergamo. Il tema del mio intervento è “Scrivere oggi della Bergamo di ieri”, sarò sollecitato da Mario Fiorendi, padrone di casa, e stimolato dalle letture come sempre splendide di Massimo Nicoli. In quella sede cercherò di far capire che cosa anima la mia scrittura, le mie ricerche, i miei personaggi e le mie scelte stilistiche. Prevedo una cosa agile, come sono solito fare, divertente come si conviene, con proiezioni di immagini della Bergamo di un tempo. Naturalmente vi aspetto numerosi e pimpanti.
 

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