La cravatta perfetta

Illustrazione di Stefano Misesti

Al suono della sveglia, Gian Antonio Riva indugiò a lungo. Di notte era stato poco bene, aveva avuto un capogiro. Allungò la mano al suo fianco. Vuoto, come sempre. Anni 34, il Riva, fisico discreto, buon impiego: ma ragazze più niente che poco. Al pensiero, il malessere gli aumentò di botto, ma si fece forza. Si tirò su, era in ritardo sulla tabella. Tanto da non farsi la barba, i capelli come viene viene. Il fastidio andava pure peggio, trasandato il Riva non si piaceva proprio. In ogni caso, alla scelta della cravatta dedicò tutto il tempo necessario: la cravatta era il suo pallino, saperla abbinare a giacca e camicia il suo vanto. Ne avvicinò un buon numero all’abito prima di scegliere la migliore. Perfetta, tanto perfetta da farsi i complimenti da solo.

In ufficio, il fastidio non lo lasciava in pace, al punto che preferì disertare la mensa. Meglio starsene da solo. Si infilò nel primo bar senza neanche salutare. Piadina e coca, il naso dentro il giornale. C’era una tipa – neanche male, va detto – che lo fissava dritto. A disagio, il Riva si slacciò l’ultimo bottone della camicia. Allentò persino il nodo della cravatta. Quello sguardo insisteva, eccome.

Circa quattro anni dopo, accompagnato il figlio all’asilo, il Riva capitò con la moglie proprio nel bar di quella mattina. «Serena, com’è che mi guardavi tanto quel giorno?». Serena, la moglie, ovvero la donna dallo sguardo insistente. «Ma se eri tu che mi guardavi, Gian! Ti eri perfino slacciato il bottone della camicia, il nodo della cravatta: chiaro che mi stavi lanciando dei segnali!». «Sarà, ma da qui a sposarmi…». «Non buttarti giù, con la barba lunga non sei così male. E poi…». «E poi cosa?». «Ma sì, cosa vuoi, è il mio lato materno…». «Cioè?». «Dai, Gian Antonio, avevi una cravatta così assurda…».

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Qualche altro mio racconto per gradire.

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1 commento

    • Monica il 7 Giugno 2021 alle 20:18
    • Rispondi

    Ma davvero gli uomini intesi come maschi si possono catalogare per cravatte? Mi pare azzardato, soprattutto oggi che mi pare di vederne sempre meno in giro

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