Sempre a proposito di cravatta

Amedeo Modigliani, Ritratto del poeta Léopold Zborowski (1916)
 

Monica mi ha inviato un commento in forma di quesito al mio racconto pubblicato ieri dedicato alla cravatta. Chiariamo subito una cosa, Monica: la cravatta è un indumento insostituibile. Non lo dico solo perché ne avrò come minimo duecento attive – per attive, si intende quelle che metto con discreta regolarità –, ma per alcune ragioni fondate sia sull’esperienza sia sulla riflessione.

Esperienza: per anni ho comprato miriadi di cravatte quanto meno improponibili, che mi hanno costretto a spendere fior di soldi per trovare giacche e abiti che potessero in qualche modo ospitare quegli azzardi di stoffa. Ecco, dunque, la prima fondamentale funzione della cravatta: serve per educare l’uomo al gusto e alla scelta oculata, virtù femminili che non vanno assolutamente lasciate in esclusiva alle donne. Le cravatte inattive, quelle che giacciono sul fondo del mio armadio, hanno esercitato una funzione fondamentale nel mio processo di apprendimento al gusto e alla spesa responsabile.

E veniamo alla riflessione: a mio avviso l’uomo con cravatta si può distinguere in due fondamentali categorie. Quello che porta la cravatta per ricevere approvazione; e quello che la porta per “avventura”. Al primo la cravatta offre sicurezza, serenità, appartenenza. Per lui la cravatta è un oggetto che ha una precisa funzione personale e sociale. L’altro tipo umano, quello dell’avventura, con la cravatta tenta di esprimere un equilibrio ulteriore rispetto alla giacca o al vestito indossati: cerca di dire che fa parte di un gruppo, ma nello stesso ci tiene a esprimere che non si risolve in quello. Dunque, per il primo la cravatta è un accessorio, per il secondo un indumento. Insomma, concludendo: il primo la cravatta la mette, l’altro la indossa; il primo viene identificato dalla cravatta che porta, il secondo si identifica nella cravatta che sceglie. Il poeta ritratto da Modigliani, ad esempio, esibisce una cravatta all’apparenza semplicissima, a tinta unita, eppure l’accessorio non cade giù bello verticale, ma piega verso destra, a ribadire una certa qual eccentricità del personaggio.

Infine: ma da dove deriva il termine cravatta? È voce francese, cravate, che deriva o meglio adatta il termine croato hrvat, che significa appunto croato. Nel XVII secolo, infatti, i cavalieri croati portavano al collo una specie di sciarpa, fatto da cui deriva il termine e facilmente anche l’indumento.

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