Boh, dipende_il ritorno


 
 
 
 
 
 
 
 
A grande richiesta, come si dice in questi casi, ripubblico un mio dialoghetto ben più che realistico – anzi, in presa diretta – tra un genitore e un quindicenne, ovvero tra un adolescente evasivo e un genitore stremato. Il tema riguarda l’uscita serale, il cosiddetto permesso. Inizia il giovane, risponde il decrepito. Ringrazio mio figlio Marco per la preziosa consulenza linguistica ed esistenziale. Ah, dimenticavo: l’opera riprodotta è di Rafal Olbinski: quello che gioca col trenino sono io. L’altro, il giovane intendo, è già uscito per i suoi binari.

 
– Esco.
– Dove vai?
– Fuori.
– Fuori dove?
– In giro.
– Ho capito che vai in giro, ma dove esattamente?
– Esco poi vedo.
– E con chi vai?
– Soliti.
– Soliti chi?
– Eh, li conosci.
– C’è il Nicola?
– Se può.
– L’Antonio?
– Se lo lasciano.
– Quindi l’Antonio chiede il permesso per…
– Se lo lasciano nel senso che tanto lo lasciano.
– Andate in moto?
– Tu cosa dici?
– Dico che sta per piovere.
– Se sta per piovere vuol dire che adesso non piove.
– E se poi piove?
– Tanto quando piove siamo arrivati.
– Arrivati dove?
– Eh, dove andiamo.
– Ho capito, ma dove andate allora?
– Dove decidiamo dopo.
– Capito. A che ora torni?
– Boh, dipende.
– Dipende da cosa?
– Dipende dove andiamo.
– Va bene, ma gli altri a che ora devono rientrare?
– Gli altri? Secondo.
– Cioè, ciascuno ha un orario diverso?
– No, più o meno uguale.
– Appunto, più o meno che ora?
– Boh, dipende.
– Ma dipende da cosa?
– Dipende chi c’è.
– Ma se non me lo dici chi c’è!
– Te l’ho detto, i soliti.
– Compagni di classe?
– Oltre.
– Comunque non mi hai detto a che ora torni.
– Solito.
– Alle undici?
– Eh, tipo undici.
– Tipo cosa vuol dire?
– Undici e qualcosa.
– Qualcosa quanto?
– Caso mai chiamo.
– Guarda che non vado a letto fino a che…
– Tanto torno prima.
– Prima di quando?
– Di quando vai a letto.
– Come fai a sapere quando ci vado?
– Di solito quando torno sei lì che vai a letto.
– No, chiariamo: vado a letto quando torni.
– Basta mettersi d’accordo.
– Come d’accordo?
– Quando stai per andare a letto io torno.
– Va bene, allora vado a letto subito.
– Ma se hai appena mangiato…
– Ho capito, e se andassi a letto lo stesso?
– Tanto non dormi fino a che non torno.
– Ho capito, perché non torni alle tre allora?
– Cosa sto in giro a fare che gli altri devono tornare prima?
– Gli altri chi? A che ora? E non dirmi dipende.
– Eh, secondo chi c’è e dove andiamo.
– Adesso basta. Mi vuoi dire qualcosa?
– Ma se è mezz’ora che te lo dico!
– Cosa?
– Che esco!
 

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4 commenti

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  1. ..ripensando alla mia adolescenza e a quella dei miei coetanei emerge benissimo in questo dialogo, la ricerca dell'autonomia e della propria liberta' di chi bambino e' stato legato ai genitori nella prima fase di crescita e a un certo punto ha un forte bisogno di staccare il "cordone ombelicale pscologico" per diventare individuo inanzi tutto.
    Quando uscivo alla sera e' vero che,talmente erano diversi i ritrovi e le compagnie che non c'era proprio l'idea di con chi si andava,dove si andava e quando si tornava:quindi questo dialogo ha una sua verita' da non confondere con il "non dire" ai genitori,ma ricordo che queste risposte da parte mia erano scialle ,tranquille .

    Ora che sono adulto le uscite serali sono sempre programmate:ora-persone-luogo quello che in generale i genitori giusto o sbagliato vorrebbero sapere dai propri figli.
    Emerge anche in questo dialogo la classica preoccupazione e ansia che sta addosso come un pesante zaino ai gentori in queste fase del figlio adolescenziale:sanno che stanno perdendo il controllo,sanno che il figlio sta cambiando e non sanno come e con chi,han paura che sbagli compagnia,che gli succeda qualcosa e tutte quelle para che noi genitori ci creiamo in quella parte del cervello che ci cra le paure.Per il figlio e' un fastidio questo vivere con genitori iper protettivi,che con piu' forza ,cerca di non assomigliare al genitore e ancor di piu' vuole "scollarselo di dosso" ..so de doss :-).

    Quindi cari genitori,lasciamo liberi i nostri ragazzi ,abbiamo avuto almeno14/15 anni per creargli i giusti BINARI ,trasmettendogli educazione,valori e le giuste attenzioni per entrare nel LORO mondo adulto.
    Se questi binari,che abbiamo costruito per loro, hanno un fondo solido,dei ponti che reggono delle stazioni da raggiungere ,potrete giocare tranquilli con il vostro trenino locale,loro hanno bisogno di fare viaggi intercity.
    ciao filippo ex adolescente ,silenziosamente ribelle e genitore permissivo ma attento,come quei simptici animali del deserto(non mi viene in mente il nome) che vigilano continuamente su loro gruppo,sulla loro famiglia.

    1. E' proprio questa l'intenzione, Fill, far presente che l'adolescente deve fuggire, e che l'adulto deve contenere. Ho voluto metterla in forma di dialogo perché ci si riconoscesse. In molti mi hanno detto che funziona proprio così al tempo della prima pubblicazione del dialoghetto.

  2. Questo dialogo mi fa letteralmente impazzire…troppo divertente!!!!! 🙂

    1. Mica per niente lo ripubblico…. ciao!

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